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“La piccola impresa che vorrei”: rassegna stampa

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Gli articoli pubblicati dopo la finale del nostro concorso: 

 
 

La quarta del Saraceno-Romegialli di Morbegno vince la terza edizione de “La piccola impresa che vorrei”

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La classe quarta, indirizzo grafici e telecomunicazioni, dell’Istituto Saraceno-Romegialli di Morbegno (So) vince la terza edizione del concorso di Confapi Lecco Sondrio “La piccola impresa che vorrei” che quest’anno ha coinvolto 300 ragazzi delle scuole secondarie di secondo grado delle province di Lecco e di Sondrio. Il progetto realizzato con le Officine Piki “Holo assistant”, è un assistente virtuale dedicato ai lavoratori che li aiuta durante il lavoro quotidiano in caso di problematiche di vario tipo. Alla classe valtellinese va quindi il premio di 4 mila euro da utilizzare per acquistare materiale scolastico o finanziare attività scolastiche.
Secondo posto per l’Istituto Volta di Lecco, indirizzo aeronautico, con l’azienda Novastilmec che ha realizzato “Eyeport”; terza piazza per la classe terza, indirizzo meccanico dell’istituto Fiocchi di Lecco che ha realizzato “Green Fly” insieme alle aziende Rapitech e SCT Informatica.
Alla sala Ticozzi, questa mattina, si è tenuto l’atto finale del concorso che ha visto impegnate, da novembre a aprile, 19 classi e altrettanti imprenditori che gli hanno fatto da tutor per realizzare la loro idea di impresa.
Voi ragazzi avete lavorato fianco a fianco con chi l’impresa la fa ogni giorno. Avete trasformato i banchi di scuola in veri laboratori di idee. Avete immaginato innovazione, sostenibilità e nuovi modi di fare business. In Confapi crediamo fermamente che il dialogo tra scuola e impresa non sia solo utile, ma vitale. Non siete “il futuro” in senso astratto: siete le menti che, tra pochi anni, porteranno linfa vitale nelle nostre aziende”, ha dichiarato il presidente di Confapi Lecco Sondrio Enrico Vavassori.
Tra gli imprenditori saliti sul palco anche Luigi Pescosolido, consigliere di Confapi Lecco Sondrio e membro della commissione scuola, che ha annunciato novità per l’edizione 2026/27 del concorso “La piccola impresa che vorrei”: “Prima di dare ufficialmente inizio a questa finale, permettetemi di lanciare uno sguardo al futuro. Questo concorso non si ferma: posso già dirvi che dalla prossima edizione, la quarta, ci saranno numerose novità che renderanno la competizione ancora più stimolante, dinamica e sfidante per studenti e imprenditori”.
Ospite d’onore della mattinata Marco Riva, figura di spicco del motorsport internazionale ed ex dirigente del reparto corse Yamaha, noto per il suo lavoro per anni al fianco di Valentino Rossi. Riva ha portato ai ragazzi la sua testimonianza su cosa significhi fare un lavoro di squadra, coordinare decine di persone di culture e formazione differenti.
Queste le tre classi e i tre progetti vincitrici della terza edizione del concorso di Confapi Lecco Sondrio con le motivazioni della giuria composta quest’anno dagli imprenditori Guido Baggioli, Alice Dell’Oca, Alessandro Leidi, dalla responsabile della comunicazione Confapi Lecco Sondrio Anna Masciadri e dalla giornalista e presentatrice della finale Katia Sala.
Primo classificato, premio 4 mila euro: “Per aver sviluppato un progetto d’avanguardia capace di offrire soluzioni concrete alle sfide quotidiane del mondo aziendale, ottimizzando i processi operativi con una visione innovativa. La giuria premia l’assoluta aderenza agli obiettivi del concorso e il rigoroso rispetto di tutti i criteri del regolamento, valorizzati da una presentazione esaustiva e di altissimo profilo. Per l’eccellenza dimostrata in ogni fase del lavoro, la giuria dichiara vincitore della terza edizione del concorso “La piccola impresa che vorrei” il progetto “Holo Assistant” realizzato dalla classe 4° grafici e telecomunicazioni dell’Istituto Saraceno-Romegialli di Morbegno, affiancata dall’azienda Officine Piki”.
Secondo classificato, premio 3 mila euro: “Per aver sviluppato un progetto d’eccellenza dedicato alla sicurezza in un ambito strettamente legato al proprio percorso di studi, dimostrando una profonda sensibilità verso il tema della tutela sul lavoro. La giuria premia la capacità di tradurre i concetti teorici in un manufatto concreto, volto al miglioramento dei processi produttivi e degli ambienti lavorativi. Per l’esposizione completa e l’alto valore etico e tecnico, il secondo posto viene assegnato al progetto “Eyeport” dell’Istituto Volta di Lecco, affiancato dall’azienda Novastilmec”.
Terzo classificato, premio 2 mila euro: “Per aver ideato una soluzione innovativa volta a migliorare la gestione dei rifiuti in strutture montane ad alta frequentazione del territorio, dimostrando una spiccata visione imprenditoriale. La classe ha saputo gestire con maturità il confronto con i diversi stakeholder del progetto, distinguendosi inoltre per un’efficace strategia comunicativa e una presentazione di alto livello. Per queste ragioni, la giuria assegna il terzo posto al progetto “Green Fly” della classe 3ª O Meccanico dell’Istituto Fiocchi di Lecco, affiancata dalle aziende Rapitech e SCT Informatica”.
 
CLICCANDO QUI è possibile visionare tutti i progetti in gara per la terza edizione del concorso “La piccola impresa che vorrei”.

Anna Masciadri
Ufficio stampa

Decreto 1 maggio. Camisa: punto di ripartenza. Bene salario giusto e giovani

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“Il Decreto 1 maggio approvato oggi dal Governo va nella direzione da sempre auspicata da Confapi. In particolare mi riferisco al ‘salario giusto’ e agli incentivi per le assunzioni di giovani e donne”. Lo dichiara il Presidente di Confapi, Cristian Camisa.

“Diminuire radicalmente il numero dei contratti affidandoli a chi ha reale rappresentanza – spiega – è il solo modo per garantire una sana competitività e quindi azzerare la contrattazione pirata, valorizzando il ruolo delle parti sociali mettendo finalmente così la parola fine al dumping contrattuale che troppo spesso ha penalizzato imprese e lavoratori”.

“Investire sui giovani è poi fondamentale – aggiunge – L’emigrazione all’estero dei giovani laureati tocca ormai il 10% del totale, con punte preoccupanti tra ingegneri e informatici, e rappresenta una perdita per l’intera collettività. Non è solo una statistica, ma un freno diretto all’innovazione delle nostre imprese, che faticano a reperire quelle competenze tecniche necessarie per compiere il balzo tecnologico richiesto dai mercati globali”.

“Ci auguriamo – conclude Camisa – che questo Decreto rappresenti un punto per una ripartenza economica del Paese che, forse mai come in questo momento, necessita di una forte e sostanziale coesione tra Governo Istituzioni, parti sociali e lavoratori”.

 

Industria. Camisa: Protezionismo UE rischia di penalizzare Pmi

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“L’allarme lanciato dalle imprese della trasformazione dell’acciaio all’Unione Europea non può essere ignorato. Il rischio concreto è che le politiche protezionistiche europee, nate per difendere la produzione primaria, finiscano per penalizzare gravemente tutta la filiera manifatturiera a valle, composta in larga parte da Pmi”. Lo dichiara il Presidente di Confapi, Cristian Camisa.
“Le imprese della trasformazione – spiega – si trovano strette tra l’aumento dei costi delle materie prime, la rigidità dell’offerta europea e la concorrenza internazionale. I dazi e le barriere commerciali rischiano di generare un effetto paradossale: proteggere a monte e distruggere valore a valle. Il comparto della trasformazione e della filiera nel suo insieme rappresenta un pilastro dell’industria italiana ed europea, garantendo occupazione, export e competitività. Se viene meno l’accesso a input a prezzi competitivi l’intero sistema produttivo perde efficienza. Non possiamo permetterci una deindustrializzazione silenziosa”.
Il Presidente di Confapi richiama quindi le istituzioni europee e nazionali a un intervento urgente: “Serve una politica industriale che tenga insieme tutta la filiera. Difendere l’acciaio europeo significa difendere tutta la filiera. Occorre introdurre meccanismi di salvaguardia per tutta la supply chain, garantire approvvigionamenti a condizioni sostenibili e evitare distorsioni che spingano le aziende a delocalizzare. Le proteste annunciate sono il segnale di un disagio reale. È il momento di ascoltare le imprese e agire. Senza un riequilibrio delle politiche commerciali – conclude Camisa – il rischio è quello di compromettere in modo strutturale la competitività della manifattura europea”.