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PMI Italia, Francia e Germania si muovono compatte. Confapi incontra a Parigi il Ministro per l’Industria francese Martin

Le tre principali associazioni di Mid-Cap e piccole aziende industriali di Italia, Francia e Germania superano i confini nazionali e presentano un fronte unito a Parigi
Al centro del tavolo con il Ministro delegato all’Industria francese, Sébastien Martin, le grandi sfide europee: caro energia, transizione sostenibile e burocrazia soffocante
 
Di fronte a uno scenario macroeconomico internazionale sempre più instabile, segnato dalle crisi geopolitiche e da costi energetici insostenibili, Mid-Cap e piccole imprese industriali europee decidono di superare gli storici confini nazionali per muoversi in modo compatto.
A Parigi si è tenuto stamattina un vertice tra i Presidenti delle tre principali associazioni delle PMI di Italia, Francia e Germania e il Ministro delegato all’Industria francese, Sébastien Martin. Al centro del confronto, la necessità urgente di rimettere la manifattura e il tessuto delle Pmi industriali al centro dell’agenda politica dell’Unione Europea, contrastando la perdita strutturale di competitività rispetto ai competitor asiatici e d’oltreoceano.  
I rappresentanti delle imprese dei tre motori economici d’Europa, Frederic Coirier (Francia, presidente Meti), Christoph Ahlhaus (Germania, presidente BVMW) e Cristian Camisa (Italia, presidente Confapi) hanno ribadito al Ministro Martin che le sfide attuali non possono più essere affrontate con risposte frammentate o locali. La transizione ecologica e digitale, unita alle minacce alla sicurezza economica della catena del valore, richiede un’unica e solida strategia industriale comunitaria a difesa del Made in Europe. 
I punti chiave presentati al Ministero dell’Industria riguardano il contenimento dei costi energetici, lo snellimento burocratico e la tutela delle filiere, con il rafforzamento delle catene di fornitura intra-europee per proteggere la subfornitura industriale d’eccellenza dalla concorrenza sleale internazionale. 
“L’Europa ha pensato di governare le politiche industriali dettando le regole, ma non si può regolamentare l’innovazione senza la produzione: troppe regole uccidono la produzione”, ha commentato al termine dell’incontro Cristian Camisa, che è anche Vicepresidente europeo di European Entrepreneurs CEA-PME, principale rete federativa europea di PMI. “Le Pmi rappresentano il 99% del tessuto economico continentale, eppure si trovano oggi a fare i conti con regole asfissianti, costi dell’energia fuori controllo e un’incertezza geopolitica che frena gli investimenti. Oggi da Parigi lanciamo un messaggio chiaro alle istituzioni europee: le PMI industriali di Italia, Francia e Germania si muovono compatte, superando gli spazi nazionali. Non c’è più tempo per la lentezza burocratica di Bruxelles. Abbiamo chiesto al Ministro Martin un impegno concreto per una flessibilità reale sulle normative ambientali, tetti energetici competitivi e strumenti finanziari mirati per la crescita delle nostre aziende. Dobbiamo tornare allo spirito originario dei Trattati di Roma: l’Europa può essere sovrana e forte solo se mette al centro chi produce e crea lavoro ogni giorno”.

Manovra. Camisa: bene le due proposte di Forza Italia sulla fuga dei cervelli

“Accogliamo con grande favore le proposte parlamentari sui giovani illustrate da Stefania Craxi oggi sul Sole 24 Ore, perché vanno nella direzione che Confapi indica da mesi: mettere i giovani, il loro merito e le loro competenze al centro della politica economica del Paese. Ci fa particolarmente piacere vedere arrivare in Parlamento misure come il reddito di merito per i giovani capaci e meritevoli e un forte alleggerimento dell’Irpef per chi, tra i 24 e i 30 anni, entra nel mondo del lavoro. Sono interventi che condividiamo nell’impostazione e che possono rappresentare un passo importante per rendere l’Italia più attrattiva per le nuove generazioni”. È quanto dichiara Cristian Camisa, Presidente di Confapi, l’Associazione di rappresentanza di 118.000 Pmi industriali private italiane.
Confapi già dallo scorso gennaio aveva avanzato una proposta concreta e specifica per affrontare una delle emergenze più gravi dell’Italia: la fuga dei giovani talenti, in particolare dei laureati nelle discipline STEM. Con il “Patto per i Talenti STEM” Confapi aveva proposto una misura ad hoc per i giovani laureati più brillanti, con l’azzeramento dell’Irpef e dei contributi previdenziali per tre anni, così da avvicinare il reddito netto percepito in Italia a quello che questi ragazzi possono ottenere all’estero.
“Non rivendichiamo una primogenitura per una questione di bandiera, ma perché siamo convinti che oggi serva avere il coraggio di mettere in campo misure forti, immediatamente comprensibili e capaci di incidere sulle scelte dei giovani. Se vogliamo fermare la fuga dei cervelli non possiamo limitarci a chiedere ai nostri ragazzi di restare: dobbiamo creare le condizioni economiche e professionali perché scegliere l’Italia sia davvero conveniente”, continua Camisa.
Sul tema è intervenuto negli ultimi mesi anche il Governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta, con l’allarme lanciato in occasione delle Considerazioni finali lo scorso maggio: tra il 2020 e il 2024 sono usciti dal nostro Paese oltre 100mila giovani laureati. Panetta in precedenza aveva sottolineato un dato particolarmente significativo: un giovane laureato in Germania guadagna mediamente l’80% in più rispetto a un coetaneo italiano.
 
“Questi numeri ci dicono che non siamo di fronte soltanto a un problema occupazionale, ma a una vera emergenza di competitività nazionale. Perdiamo capitale umano che abbiamo formato, mentre le nostre imprese, soprattutto le PMI industriali, hanno sempre più bisogno di ingegneri, informatici, tecnici e professionalità altamente qualificate”, aggiunge il Presidente di Confapi, “per questo riteniamo positivo che le nostre proposte trovino oggi una crescente attenzione politica. Auspichiamo che dal confronto parlamentare possa nascere una misura ancora più ambiziosa, che metta insieme merito, fiscalità e occupazione e che consenta finalmente ai giovani italiani di avere stipendi competitivi con quelli dei loro coetanei europei. Trattenere i nostri talenti – conclude Camisa – non è una spesa: è un investimento sul futuro dell’Italia, sulla produttività delle imprese e sulla capacità del nostro Paese di competere”.