1

Monitoraggio impatti del conflitto in Medio Oriente sul sistema produttivo: rilevazione criticità

L’attuale scenario di instabilità in Medio Oriente rischia di generare effetti significativi sull’economia nazionale, riflettendosi direttamente sulle attività operative delle imprese in molteplici settori.
Come già riscontrato in precedenti crisi geopolitiche, l’instabilità dei mercati e il conseguente rialzo dei prezzi di materie prime e forniture energetiche potrebbero determinare un aumento dei costi di produzione, mettendo a rischio la sostenibilità dei progetti in corso e la pianificazione degli investimenti futuri.

In questo contesto, la nostra priorità è acquisire tempestivamente elementi concreti per valutare l’entità del fenomeno. Vi invitiamo pertanto a segnalarci eventuali criticità relative a:

  • Dinamiche di costo: aumenti significativi dei prezzi di materie prime, semilavorati, energia o altri input produttivi (indicando, ove possibile, le variazioni percentuali riscontrate).
  • Approvvigionamento: eventuali interruzioni o ritardi nelle forniture.
  • Export e logistica: criticità nei trasporti internazionali, colli di bottiglia nelle catene di distribuzione e impatto sui tempi di consegna e sui costi di esportazione.
Queste informazioni saranno essenziali per permetterci di rappresentare con efficacia, presso le istituzioni competenti, le reali difficoltà del sistema produttivo e promuovere iniziative mirate a tutela delle imprese.

Chi avesse segnalazioni da inviarci può farlo scrivendo a comunicazione@confapi.lecco.it

(MP/am)
 




Medio Oriente. Camisa: da crescita prezzi energia rischio per sistema produttivo italiano

“L’Europa ha già subito un durissimo colpo alla propria catena di approvvigionamento energetico con l’invasione russa dell’Ucraina ed è stata costretta a una complessa e costosa diversificazione delle fonti. Oggi ci troviamo nuovamente di fronte a uno scenario di estrema vulnerabilità”. Lo dichiara il Presidente di Confapi, Cristian Camisa, commentando le tensioni in Medio Oriente e i riflessi sui mercati del gas.
“Se il Qatar venisse completamente escluso dall’equazione del GNL – spiega – i prezzi potrebbero facilmente tornare verso i 100 euro/MWh, riportandoci ai livelli del 2022. Questo metterebbe a rischio l’intero complesso energetico europeo e, con esso, la tenuta del nostro sistema produttivo, in particolare delle piccole e medie imprese. Il problema poi non è soltanto il +40% registrato sul contratto di aprile del gas naturale. A preoccupare è soprattutto il premio di oltre 5 euro/MWh che si è ricreato tra le scadenze estive e quelle invernali. Se questo differenziale non verrà riassorbito rapidamente, la campagna di stoccaggio in vista del prossimo inverno sarà fortemente penalizzata e rischierà di richiedere nuovi interventi pubblici”.
Per Camisa “la situazione appare meno grave sul fronte petrolifero. Il conflitto mediorientale non ha ancora prodotto interruzioni fisiche rilevanti dell’offerta. Il Brent scambia a 79 $/bbl, solo 6 dollari sopra venerdì: segnale che un premio al rischio significativo era già incorporato e che, finora, non si registrano stop produttivi materiali. Le criticità riguardano soprattutto logistica ed export, non distruzione di capacità upstream. Il 2 marzo ha però segnato un salto qualitativo: attacchi e incidenti hanno coinvolto Ras Tanura in Arabia Saudita, Ras Laffan e Mesaieed in Qatar (con stop alla produzione LNG), infrastrutture portuali in Oman e UAE, oltre a diverse petroliere colpite nei pressi di Hormuz.
“Formalmente – conclude il Presidente di Confapi – lo Stretto di Hormuz resta aperto, ma di fatto i flussi sono crollati per effetto assicurativo e operativo. I principali assicuratori marittimi hanno ritirato le coperture war risk; armatori e charterer hanno sospeso i transiti. I noli sono ai massimi da dieci anni, quasi raddoppiati in una settimana.  A oggi la capacità di stoccaggio nell’area garantirebbe un cuscinetto di circa 25 giorni: oltre tale soglia, senza riapertura di Hormuz, inizierebbero gli stop produttivi in grado di spingere prezzo Brent sopra i 100 dollari”.



Aziende italiane per la ricostruzione dell’Ucraina: conferenza e missione

La Camera di Commercio Italiana per l’Ucraina, in collaborazione con FederCamere, organizza in data 15 novembre 2022, ore 10:30, la conferenza online “ReBuild Ukraine – Italia“, patrocinata da Ministero dello Sviluppo Economico, Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Unioncamere e Assocamerestero, oltre ad altre importanti istituzioni italiane e ucraine.
Il sistema camerale italiano e tutte le istituzioni e associazioni di categoria, italiane e locali, illustreranno alle imprese partecipanti le opportunità che si presenteranno non appena terminata la crisi bellica in corso, in merito alla ricostruzione ucraina.
La conferenza sarà in italiano e gli interventi in ucraino saranno tradotti simultaneamente.

Per iscriversi alla conferenza gratuitamente cliccare qui

La conferenza è il primo step del progetto ReBuild Ukraine, organizzato da Camera di Commercio Italiana per l’Ucraina in collaborazione con Premier Expo, che proseguirà con la missione d’affari a Varsavia (Polonia), organizzata in occasione del Forum “ReBuild Ukraine”, che si svolgerà il 15-16 febbraio 2023 e sarà interamente dedicato alla ricostruzione del Paese Ucraina.

Le imprese italiane del settore potranno incontrare direttamente in loco i potenziali clienti ucraini per attivare nuovi business e proporre i propri prodotti e servizi.

Oltre alla partecipazione all’evento, la missione d’affari comprenderà gli incontri con le istituzioni ucraine e la completa organizzazione del viaggio.

Clicca qui per ricevere maggiori informazioni sulla missione del febbraio 2023.

(MP/am)




“Fermi gli ordini dall’Ucraina impossibile consegnare”

La Provincia del 31 marzo 2022, la nostra associata Wbt di Monte Marenzo (Lc) parla dei problemi con i paesi in guerra.




Aziende Api in allarme per la guerra in Ucraina: rassegna stampa

Gli articoli pubblicati dopo la nostra indagine flash inviata alle associate sulle possibili ricadute economiche sul nostro tessuto imprenditoriale della guerra tra Russia e Ucraina.