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Ex Ilva. Confapi in audizione al Senato: garantire continuità produttiva, salvaguardia indotto e rilancio industriale

Confapi, rappresentata dal Vicepresidente Francesco Napoli, è stata audita dalla 9ª Commissione permanente del Senato della Repubblica – Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare – nell’ambito dell’esame del decreto-legge n. 154/2026, recante misure urgenti per assicurare la continuità operativa di impianti di interesse strategico nazionale. Il provvedimento interessa direttamente la situazione dello stabilimento ex Ilva di Taranto e la necessità di assicurarne la continuità produttiva.
“Sono ormai evidenti le criticità che da anni interessano il polo siderurgico di Taranto e le significative ricadute che esse stanno producendo sull’intero sistema produttivo nazionale ha affermato Napoli – Come già evidenziato da Confapi in precedenti audizioni, l’Italia non può permettersi di perdere un polo siderurgico della rilevanza di Taranto”.
“In questo quadro – ha evidenziato -, desta particolare preoccupazione la recente decisione della Corte d’Appello civile di Milano, che ha confermato il provvedimento con cui, alla fine di luglio, è stato disposto il blocco dell’area a caldo dello stabilimento ex Ilva di Taranto, da attuarsi entro il 28 ottobre”.
Napoli ha poi rilanciato alcune proposte: ”Confapi auspica pertanto che, nel rispetto delle prescrizioni in materia di sicurezza e tutela ambientale, siano messe in campo tutte le necessarie sinergie istituzionali e industriali per assicurare la continuità produttiva e creare le condizioni per il rilancio dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto, salvaguardandone il ruolo strategico nel sistema industriale nazionale. È quindi necessario – ha spiegato – superare definitivamente la logica emergenziale e definire una prospettiva industriale stabile, credibile e di lungo periodo, capace di garantire la continuità produttiva, la sostenibilità ambientale e la salvaguardia dell’occupazione e dell’intera filiera dell’indotto”.
Per Confapi è quindi necessario definire una strategia industriale di medio-lungo periodo per la siderurgia italiana, che sappia integrare continuità produttiva, decarbonizzazione, sicurezza degli approvvigionamenti, competitività energetica, investimenti e tutela dell’occupazione.
Particolare attenzione deve essere rivolta alle PMI industriali dell’indotto. È pertanto necessario assicurare la regolarità dei pagamenti nei confronti dei fornitori e predisporre strumenti adeguati a sostenere le imprese eventualmente interessate dalla contrazione delle attività.
La Confederazione esprime inoltre apprezzamento per l’intervento previsto dall’articolo 1. La possibilità di prestare su base annuale le garanzie finanziarie richieste dalla normativa ambientale, per tutta la durata dell’amministrazione straordinaria e fino alla cessione del patrimonio aziendale, rappresenta una soluzione coerente con la particolare condizione in cui si trovano imprese sottoposte a procedure straordinarie.
“L’obiettivo deve essere quello di riportare Ex Ilva di Taranto a essere una realtà siderurgica competitiva e sostenibile, accompagnandone la trasformazione tecnologica e il processo di decarbonizzazione attraverso un percorso progressivo e concretamente realizzabile” ha concluso il Vicepresidente Napoli.
 



Ex Ilva, Luigi Sabadini per Confapi in audizione su dl crisi industriali

Confapi è stata ascoltata in audizione dalla 9° Commissione Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare, presso il Senato della Repubblica, nell’ambito dell’esame del Ddl di Conversione del Decreto-Legge n. 92 del 2025 recante misure urgenti di sostegno ai comparti produttivi – DL Crisi Industriali. A.S. 1561. In rappresentanza della Confederazione è intervenuto Luigi Sabadini, componente della Giunta Nazionale.
Confapi pur riconoscendo lo sforzo del legislatore di intervenire su dossier di crisi complessi e strategici per il Paese, come quello dell’ex Ilva, ha espresso forti preoccupazioni per l’impatto che alcune di queste misure avranno sulle Pmi industriali, in particolare quelle della filiera della meccanica. Già in occasione dell’esame del Ddl di conversione del DL 3 del 2025 (cd. DL ILVA), Confapi aveva auspicato una rapida conclusione della gara internazionale, ritenendo necessaria, almeno inizialmente, una rappresentanza pubblica nella nuova governance per garantire la continuità produttiva dell’indotto e il monitoraggio del piano industriale. Aveva inoltre sottolineato l’importanza strategica del polo dell’acciaio per il Paese e la necessità di evitare uno “spezzatino” di Acciaierie d’Italia, con effetti disastrosi sulla filiera.
Le osservazioni della Confederazione si sono concentrate così sugli articoli di maggiore interesse per le imprese rappresentate, evidenziando criticità e proponendo correttivi ritenuti indispensabili per garantire equità, tutela del mercato e la sopravvivenza di centinaia di aziende fornitrici. Sabadini ha quindi affermato: “È importante mantenere la continuità produttiva dell’ex Ilva per evitare che venga messa da parte nelle liste dei fornitori continuativi. Riteniamo positivo, a questo proposito, il finanziamento di 200 milioni di euro per sostenere le urgenze quotidiane, di questi 105 milioni dovrebbero andare a coprire le spese per le materie prime e le spese ordinarie. Segnaliamo però che non c’è alcuna garanzia che una parte di queste risorse venga utilizzata per pagare i fornitori storici. Tante Pmi hanno uno stock di debito nei confronti dell’ex Ilva, e questo sta diventando un problema finanziario molto pesante”.
Sabadini ha poi espresso apprezzamento per il fondo perduto da 1 milione per le Pmi che operano in stretta connessione con Ilva, misura però ritenuta insufficiente e senza il decreto attuativo emanato, ponendo così “l’attenzione all’aspetto finanziario di questa vicenda”. Confapi chiede così strumenti di garanzia per il pagamento dei crediti arretrati, per evitare crisi a catena nella filiera, e considerando che il futuro dell’Ilva dipende anche dalla tenuta economica delle Pmi dell’indotto, auspica che la conversione del decreto dia finalmente risposte concrete alle Pmi fornitrici.
“Considerando quindi che l’Italia è il secondo player europeo dell’acciaio – ha aggiunto –, la scelta della decarbonizzazione va perseguita, ma con cautela, perché la qualità dei prodotti ex Ilva è imprescindibile, tutto il resto dell’acciaio è da forno elettrico e non raggiunge livelli di qualità sufficienti per tutte le produzioni tecnicamente evolute: in più in tutto il bacino del Mediterraneo si sta sviluppando una produzione di acciaio concorrenziale, anche perché i costi dell’energia non sono assolutamente comparabili con i nostri, quindi all’interno del discorso dell’ex Ilva il ragionamento del costo dell’energia diventa imprescindibile”.
Tra le altre osservazioni, per quanto riguarda gli ammortizzatori sociali, si propone inoltre di estendere l’esonero contributivo CIGS a tutte le imprese della filiera nei settori in crisi (automotive, moda) e inoltre si richiede una deroga temporanea alla CIGO: estensione a 104 settimane consecutive in tre anni per le imprese fornitrici dei settori in crisi, rispetto alle attuali 52 settimane nell’arco del biennio.
Secondo Confapi le misure per l’indotto se pur apprezzabili sono ancora insufficienti rispetto all’alto livello di crediti non pagati. A tal fine propone l’istituzione di un Fondo di Garanzia per la cessione dei crediti incagliati e di riattivare il “Carry-Back” delle perdite (misura adottata in pandemia) per compensare quelle attuali con utili pregressi e recuperare liquidità, essenziale per le imprese ora escluse dal credito.
In merito al CBAM, Sabadini ha concluso: “Tale meccanismo non andrà a sistemare tutte le criticità legate al mondo dell’acciaio. Noi ci stiamo focalizzando con tecnologie che vanno a ridurre l’impatto delle emissioni di CO2 nella produzione dell’acciaio, ma non c’è solo questa che definisce sia la qualità del tipo di impianto che l’economicità della produzione di quel tipo di acciaio – aspetti dei costi dell’energia –, ma il sistema dei flussi di acciaio all’interno dell’economia globale è ancora più complesso”. “Assistiamo ad una crescita di investimenti in tutto il Far East della produzione dell’acciaio che andrà a peggiorare la situazione produttiva all’interno della Comunità Europea, essendo noi il secondo player europeo ne saremo investiti. Quindi da una parte, si pensa al CBAM come deterrente, ma sarà necessario pensare ad una politica di dazi – adesso è attivo il sistema delle quote – ma serve un sistema che vada ad inasprire la possibilità di import selvaggio di acciaio”.