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RENTRI: aggiornamenti tecnici estivi in tema di formulario digitale

La prima novità riguarda l’applicazione usata su telefoni e tablet, soprattutto dai trasportatori/autisti ma anche da qualche magazziniere (come produttore).
Con un comunicato del 10 luglio 2026, il Mase ha annunciato che il prossimo 5 agosto 2026 sarà rilasciato un importante aggiornamento dell’applicazione “RENTRI FIR Digitale”. Al fine di continuare a utilizzare l’app “RENTRI FIR Digitale”, si invitano gli utenti a verificare la versione del sistema operativo installata sul proprio dispositivo e, ove necessario, a procedere al relativo aggiornamento. In alternativa, sarà necessario avvalersi di un dispositivo conforme ai requisiti minimi sopra indicati.

La seconda novità riguarda la restituzione di un formulario nato digitale e diventato cartaceo.

Con una nota del 17 luglio 2026, il Mase ha comunicato anche nuovi aggiornamenti nella gestione del formulario di identificazione del rifiuto digitale (xFIR).

Qualora un FIR emesso in modalità digitale venga gestito in modalità cartacea, la copia del FIR deve essere restituita dal trasportatore in formato cartaceo. Al momento della restituzione del FIR da parte del trasportatore, tramite i servizi resi disponibili dal RENTRI, è reso evidente agli operatori quali siano i FIR inizialmente emessi in modalità digitale e successivamente gestiti in modalità cartacea.

(SN/am)




DNSH: chiarimenti del Mase sul principio di tutela ambientale tramite nuove faq

Il Mase (Ministero Ambiente e Sicurezza Energetica) ha inteso fornire chiarimenti interpretativi e indicazioni operative per assicurare un’applicazione uniforme del principio DNSH che significa “non arrecare un danno significativo” agli obiettivi ambientali, previsto dall’art. 17 del Regolamento (UE) 2020/852 e richiamato dal Regolamento (UE) 2021/241 che istituisce il Dispositivo per la ripresa e la resilienza.

Il 2 luglio 2026 Il Ministero ha pubblicato una raccolta di FAQ sul principio DNSH (Do No Significant Harm), per supportare i soggetti attuatori degli interventi finanziati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) di competenza del Ministero.

(SN/am)




Proroga autorizzazione per lo split payment fino al 30 giugno 2029

È stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea del 15 luglio la decisione del Consiglio dell’Ue n. 1728 dello scorso 10 luglio, che autorizza l’Italia a continuare a prevedere il meccanismo dello split payment (art. 17-ter del DPR 633/72) sino al 30 giugno 2029.

La decisione si applica con effetto dal 1° luglio 2026, dunque, è stata garantita la continuità giuridica della misura.

Si è finalmente concluso l’iter per la proroga dell’autorizzazione concessa all’Italia con la decisione Ue n. 784/2017, il cui termine finale di applicazione era ormai scaduto il 30 giugno scorso.

Con il comunicato stampa n. 77, pubblicato il 30 giugno, il Ministero dell’Economia e delle finanze aveva reso noto che la procedura unionale per il rinnovo dell’autorizzazione si stava concludendo e che la scissione dei pagamenti avrebbe continuato ad applicarsi senza soluzione di continuità.

Come esposto nel “Considerando” n. 6 della decisione, l’Italia ha chiesto la proroga della misura, in quanto sostiene che, in assenza del meccanismo della scissione dei pagamenti, potrebbe risultare impossibile recuperare le somme dovute da autori di frodi o evasori fiscali individuati tramite il controllo incrociato derivante dalla fatturazione elettronica obbligatoria.

In altri termini, lo split payment rappresenta una misura preventiva complementare rispetto alla fatturazione elettronica che costituisce una misura ex post.

Si ricorda che, sulla base del meccanismo della scissione dei pagamenti, l’IVA gravante sull’operazione è indicata in fattura dal cedente o prestatore, ma versata direttamente all’Erario dal cessionario o committente, scindendo quindi il pagamento del corrispettivo da quello della relativa imposta (circ. Agenzia delle Entrate n. 1/2015).

A fronte della decisione ora approvata, l’Italia dovrà trasmettere alla Commissione europea, entro il 30 settembre 2027, una relazione sulla situazione generale dei rimborsi IVA ai soggetti passivi interessati dalle misure previste dagli artt. 1 e 2 della decisione Ue n. 784/2017 e, in particolare, sulla durata media della procedura di rimborso nonché sull’efficacia di tali misure e di ogni altra misura attuata per ridurre l’evasione fiscale nei settori interessati.

Come riportato sempre nei “Considerando” della decisione n. 1728/2026, si è ritenuto opportuno concedere l’autorizzazione con effetto dal 1° luglio 2026, in modo da assicurare l’applicazione ininterrotta della misura speciale e garantire la certezza del diritto per quanto riguarda il periodo d’imposta.

L’applicazione retroattiva di una misura di deroga è considerata ammissibile dalla Corte di Giustizia dell’Ue (causa C-434/17), quando la decisione precisa la data della sua entrata in vigore o la data iniziale di applicazione.

Sulla base della decisione in esame, l’ambito applicativo dell’autorizzazione rimane invariato. Dunque, la scissione dei pagamenti continua a riguardare le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nei confronti dei cessionari o committenti previsti, qualora gli stessi non siano debitori d’imposta ai sensi delle disposizioni in materia di IVA.

L’ambito applicativo non è stato modificato

Pertanto, il meccanismo dello split payment si applica alle suddette operazioni effettuate nei confronti:

  • della Pubblica Amministrazione, come definita dall’art. 1 comma 2 della L. 31 dicembre 2009 n. 196 e successive modificazioni ed integrazioni (art. 17-ter comma 1 del DPR 633/72);
  • degli enti, delle fondazioni e delle società di cui all’art. 17-ter comma 1-bis del DPR 633/72.
In questa seconda categoria di soggetti rientrano, in base al dettato normativo:
  • gli enti pubblici economici nazionali, regionali e locali, comprese le aziende speciali e le aziende pubbliche di servizi alla persona;
  • le fondazioni partecipate dalle predette amministrazioni pubbliche per una percentuale complessiva del fondo di dotazione non inferiore al 70%;
  • le società controllate, ai sensi dell’art. 2359 comma 1 n. 2 c.c., direttamente dalla Presidenza del Consiglio dei ministri e dai Ministeri;
  • le società controllate direttamente o indirettamente, ai sensi dell’art. 2359 comma 1 n. 1) c.c., dalle predette amministrazioni pubbliche o da enti e società di cui ai punti precedenti e a quello successivo;
  • le società partecipate, per una percentuale complessiva del capitale non inferiore al 70%, dalle predette amministrazioni pubbliche o da enti e società di cui ai punti precedenti.
Sono esclusi dall’ambito di applicazione del meccanismo in esame, invece, gli enti pubblici gestori di demanio collettivo, limitatamente alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi afferenti alla gestione dei diritti collettivi di uso civico (art. 17-ter comma 1-quinquies del DPR 633/72).
 

(MF/ms)




Regime forfettario: chiarimenti sul superamento della soglia dei 100 mila euro

Il regime forfetario continua a sollevare dubbi applicativi tra operatori e contribuenti, in particolare con riferimento alle soglie di accesso, permanenza e fuoriuscita.

Uno dei punti più discussi riguarda la corretta interpretazione e applicazione dei limiti di 85.000 euro e di 100.000 euro di ricavi o compensi, che rispondono a logiche differenti e producono effetti molto diversi sotto il profilo fiscale.

Come noto, la soglia di 85.000 euro rappresenta il limite ordinario per l’accesso e la permanenza nel regime agevolato.

Tale limite, in linea con i principi generali, deve essere ragguagliato ad anno in caso di inizio attività in corso d’esercizio. Di conseguenza, per i contribuenti che avviano una nuova attività, il plafond va proporzionato ai giorni effettivi di esercizio, riducendo così la soglia massima di ricavi o compensi conseguibili nel primo anno.

Di contro, il limite di 100.000 euro, introdotto come soglia di fuoriuscita immediata dal regime, segue una logica completamente diversa.

Esso costituisce un tetto assoluto annuale di ricavi o compensi percepiti e, a differenza del limite degli 85.000 euro, non è soggetto ad alcun ragguaglio temporale. Questo significa che il limite deve essere considerato nella sua interezza, indipendentemente dalla durata effettiva dell’attività nel corso dell’anno.

Questo meccanismo può generare criticità soprattutto nei casi di incassi concentrati nella parte finale dell’anno o in presenza di operazioni straordinarie che determinano un rapido incremento dei compensi percepiti. È quindi fondamentale monitorare costantemente l’andamento dei ricavi per evitare effetti fiscali inattesi.

Concludendo, è necessario ribadire una distinzione netta tra le due soglie: da un lato, quella degli 85.000 euro, proporzionale e legata alla durata dell’attività; dall’altro, quella dei 100.000 euro, assoluta, non frazionabile e con effetti immediati al momento del superamento. Una differenza che richiede particolare attenzione nella pianificazione e nella gestione operativa del contribuente forfetario.
 

(MF/ms)




Il documento di trasporto nelle cessioni intracomunitarie e nelle cessioni all’esportazione

Con l’abrogazione delle disposizioni relative all’obbligo di emissione del documento di accompagnamento dei beni viaggianti, contenute nel D.P.R. n. 627/1978, non è più necessario, in via generale, che i beni oggetto di trasporto siano scortati da un documento di accompagnamento.

Dal 27 settembre 1996, in luogo della bolla di accompagnamento, è stato introdotto il documento di trasporto, disciplinato dal D.P.R. n. 472/1996, la cui emissione è obbligatoria esclusivamente nei casi di fatturazione differitaex art. 21, comma 4, D.P.R. n. 633/1972, e di movimentazione dei beni a titolo non traslativo della proprietà, al fine di superare le presunzioni di cessione e acquisto di cui al D.P.R. n. 441/1997.

Ai sensi dell’art. 46, comma 2, D.L. n. 331/1993, per le cessioni intracomunitarie di beni, la fattura può essere emessa entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione e, secondo l’art. 47, comma 4, D.L. n. 331/1993, la stessa deve essere registrata entro lo stesso termine di emissione, con riferimento al mese precedente.

Il momento di effettuazione della cessione intracomunitaria coincide con il momento di inizio del trasporto o della spedizione dei beni dall’Italia (art. 39, comma 1, D.L. n. 331/1993).

Il documento di trasporto, ove firmato per avvenuta ricezione dei beni da parte del cessionario comunitario, consente di provare l’avvenuta cessione intracomunitaria, unitamente alla restante documentazione relativa all’operazione.

Per ciò che riguarda, invece, i movimenti intracomunitari di beni a titolo non traslativo della proprietà, l’art. 50, comma 5, D.L. n. 331/1993, prevede, ai fini del superamento della presunzione di cessione, l’obbligo di annotazione in apposito registro, tenuto e conservato a norma dell’art. 39, D.P.R. n. 633/1972.

Allo stesso modo, nel caso di beni trasferiti in dipendenza di contratti estimatori e simili, l’operazione si considera effettuata all’atto della loro rivendita a terzi o del prelievo da parte del ricevente ovvero, se i beni non sono restituiti anteriormente, alla scadenza del termine pattuito dalle parti e in ogni caso dopo il decorso di un anno dal ricevimento.

Tuttavia, come previsto dall’art. 39, comma 1, D.L. n. 331/1993, il differimento del momento di effettuazione dell’operazione opera a condizione che la movimentazione sia annotata nel predetto registro.

In proposito, occorre osservare che, secondo la giurisprudenza, la finalità sottesa all’istituzione del registro di magazzino non è, in via principale, quella di individuare uno strumento idoneo a vincere le presunzioni di cessione e di acquisto, quanto, piuttosto, quella di fornire un valido supporto per controllare i movimenti di beni nell’ambito del territorio dell’Unione, soprattutto a seguito della caduta delle barriere doganali (C.T. Prov. di Cuneo, 8 novembre 2012, n. 145/2/12).

Di conseguenza, il regime sospensivo connesso alla movimentazione intracomunitaria non viene meno, se il contribuente è in grado di dimostrare il titolo non traslativo della proprietà con il documento di trasporto, recante la causa non traslativa della proprietà, oppure esibendo, ad esempio, l’ordine di lavorazione e la fattura emessa nei confronti del committente comunitario recante lo stesso numero d’ordine.

Secondo questa impostazione, la violazione dell’obbligo di tenuta del registro comporta la sola irrogazione della sanzione amministrativa di cui all’art. 9, commi 1 e 3, D.Lgs. n. 471/1997ma non anche la riqualificazione dell’operazione come trasferimento a “sé stessi”.

Nelle cessioni all’esportazione, il cedente può avvalersi della fatturazione differita, con emissione del documento successivamente alla consegna o spedizione dei beni al di fuori dell’UE, nelle sole ipotesi in cui non risulti obbligatoria l’esibizione della fattura in dogana (risoluzione n. 108/1998 e circolare n. 35/1997).

Pertanto, è possibile utilizzare il documento di trasporto allo scopo di acquisire la prova dell’avvenuta esportazione solo qualora non si renda necessario presentare all’ufficio doganale la fattura all’atto del compimento delle formalità doganali.

Di conseguenza, può avvalersi del documento di trasporto appositamente vistato dalla dogana il committente, in caso di esportazione diretta tramite commissionario e il primo cedente, in caso di esportazione in triangolazione.

A tal fine, è necessario riportare nel documento di trasporto anche la destinazione estera dei beni e l’indicazione del tipo di operazione (esportazione tramite commissionario, ovvero esportazione triangolare).

Il documento così redatto deve essere esibito all’atto del compimento delle formalità doganali di esportazione, affinché l’ufficio doganale, effettuati i necessari riscontri con il documento doganale e la fattura emessa dall’effettivo esportatore (commissionario, ovvero promotore della triangolazione) nei confronti del cliente estero, lo integri con gli estremi del documento doganale di esportazione.

Detto documento, per poter costituire prova idonea ai fini dell’avvenuta esportazione, deve essere integrato con l’indicazione dell’uscita dei beni dall’UE, apposta dall’ufficio doganale presso il quale sono state espletate le formalità doganali, su presentazione dell’esemplare del documento di esportazione munito del visto della dogana di uscita.

In alternativa, la prova dell’avvenuta esportazione può essere fornita mediante conservazione, in allegato al documento di trasporto, di copia o fotocopia del documento di esportazione munito del visto apposto dalla dogana di uscita.
 

(MF/ms)




Rifiuti urbani: superfici tassabili, verifica della gestione e dell’applicazione della tassa rifiuti Tari

Nell’ambito delle attività svolte dall’Associazione in materia ambientale, segnaliamo che, per quanto attiene ai rifiuti delle imprese decadenti dal processo produttivo o altri rifiuti di tipo urbano, possiamo supportare le imprese con queste servizi:
  1. Consultazione del regolamento rifiuti comunale
  2. Verifica della gestione e della raccolta differenziata dei rifiuti aziendali di tipo urbano
  3. Controllo della denuncia delle superfici e della TARI applicata
  4. Eventuali attività di regolarizzazione

Ricordiamo i rifiuti delle imprese, decadenti dal processo produttivo, devono essere gestiti come rifiuti speciali. Gli altri rifiuti di tipo urbani, derivanti dalle pulizie degli uffici, dai servizi igienici, dalle aree per la consumazione dei pasti e simili, devono essere gestiti come rifiuti urbani, secondo le norme nazionali e nel rispetto dei regolamenti locali per il ritiro. Il servizio svolto per conto dei Comuni dalle società partecipate di gestione rifiuti è soggetto alla TARI.
La tassazione è basata sulla denuncia delle superfici da parte delle imprese e sui regolamenti dei Comuni. Se avete dei dubbi sulla coerenza e conformità della gestione rifiuti e della tassazione corrispondente, potete chiedere all’associazione un supporto per verificare ed eventualmente regolarizzare la gestione.

Per maggiori informazioni e per un eventuale preventivo potete scrivere a servizi@confapi.lecco.it o telefonare 0341.282822 chiedendo di Silvia Negri. 

Ricordiamo che Confapi Lecco Sondrio può supportare la gestione ambientale delle imprese con numerosi servizi, elencati nella pagina dedicata del sito dell’associazione.

(SN/am)




Formazione sicurezza chimica MOCA: corsi disponibili in Associazione

Con la presente si segnala che nell’offerta formativa di Confapi, sono stati introdotti una serie di corsi sulla sicurezza chimica, per i materiali che vengono a contatto con alimenti (MOCA), che si aggiungono a quelli sui temi ambientali e sulle diverse tipologie di certificazioni.
La trattazione è rivolta a produttori di imballi o utilizzatori, ed è declinata in base ai materiali:
  • Legno e sughero
  • Carta, plastica e altri imballaggi alimentari
Invitiamo tutti gli associati a consultare le proposte di corsi sul sito dedicato e ad avanzare eventuali richieste specifiche che possono essere comunque organizzate ad hoc e finanziate dal Fapi.

Alcuni corsi sono già programmati, altri invece possono essere programmati non appena ci viene inviata la segnalazione di interesse.

Se ci sono richieste su temi specifici, scrivete pure in associazione, contattate Silvia Negri o Stefania Beretta, in modo da valutare e formalizzare nuove proposte. 0341.282822, formazione@confapi.lecco.it

(SN/am)




Nuova finanza per la crescita: tornano i Basket Bond della Lombardia

Si segnala un’interessante opportunità di finanza alternativa al credito bancario per la crescita della tua impresa.

A maggio, infatti, Regione Lombardia ha ufficialmente rifinanziato il bando dedicato a Minibond e Basket Bond, strumento di grande rilievo sul fronte del credito e del finanziamento alternativo.
Se si sta, infatti, valutando di investire nella propria azienda, di digitalizzare i processi e puntare sulla sostenibilità questa è un’opportunità da considerare con attenzione.
 
Caratteristiche Minibond:

  • Importo minimo di €1,5m – massimo: €10m
  • Durata legale indicativa 7 anni
  • Preammortamento indicativo 12 mesi
  • Tasso fisso o variabile su Euribor6m e legato al merito di credito dell’Emittente (supportato dal beneficio della Garanzia)
 
Possono candidarsi le imprese che:
  • Sono PMI (occupati ≤250persone, almeno uno tra fatturato ≤50 mln € e totale attivo ≤43 mln € )
  • Hanno almeno due bilanci approvati
  • Hanno una o più sedi operative, oggetto dell’intervento, in Lombardia
  • Rispettano i seguenti parametri:
  1. Fatturato ≥ €5m
  2. PFN/EBITDA < 5,0x
  3. PFN/PN < 3,0x
  4. EBITDA/Fatturato > 4,0%
 
Investimenti finanziabili:
  • Sviluppo di reti e filiere (Azione 1.3.4): interventi per transizione digitale, crescita dimensionale e innovazione.
 
Sono finanziabili:
  1. acquisto di macchinari, impianti, hardware e software
  2. costi del personale e della ricerca contrattuale per l’innovazione di processi o prodotti
  3. consulenze per il consolidamento aziendale.
  • Produzione sostenibile ed economia circolare (Azione 2.6.1): progetti per ridurre l’uso di risorse, recuperare materiali e migliorare l’efficienza energetica.
Oltre alle spese sopra descritte, include:
  1. attività di ricerca industriale/sviluppo sperimentale
  2. acquisto di impianti a fonti rinnovabili con sistemi di accumulo
Per maggiori informazioni contattare l’Associazione: 0341.282822, servizi@confapi.lecco.it

(MS/am)




Energia e gas: servizio di valutazione delle condizioni economiche applicate e possibilità di attivare soluzioni contrattuali alternative

Nell’ottica di ottimizzare la situazione contrattuale delle aziende associate a Confapi Lecco e Sondrio, ricordiamo che sono costituiti in seno all’Associazione il Consorzio Adda Energia e il gruppo di acquisto Apiservizi Srl per la gestione delle forniture di energia elettrica e gas naturale.
In un mercato energetico che richiede un monitoraggio continuo, muoversi attraverso i canali associativi di Confapi rappresenta una tutela strategica ed economica notevole.

 

Per richiedere l’analisi dei propri contratti o per ricevere maggiori informazioni sulle trattative in corso per i prossimi periodi di fornitura (anno 2027 per l’energia elettrica e anno termico 2026/2027 per il gas naturale), le aziende, non già aderenti ai suddetti aggregati, possono interfacciarsi direttamente con gli uffici dell’Associazione contattando il n. 0341282822 o scrivendo a raffaella.pozzoni@confapi.lecco.it e marta.franceschini@confapi.lecco.it.

Data la complessità del mercato e le scadenze legate alle tempistiche di un eventuale switch contrattuale per l’anno 2027 in ambito elettrico e per l’imminente anno termico in ambito gas (che partirà a ottobre 2026), è consigliabile inviare a stretto giro la documentazione per l’analisi preliminare (copia contratto e delle ultime bollette).

Gli uffici dell’Associazione rimangono comunque a disposizione per fornire tutti i chiarimenti necessari.

(RP/rp)




Imposta di bollo sui libri contabili

Il computo delle 2.500 registrazioni o frazioni di esse va effettuato in modo autonomo per ogni singolo periodo d’imposta.

Con la risposta a interpello n. 144, pubblicata il 13 luglio, l’Agenzia delle Entrate è tornata sulle modalità di determinazione dell’imposta di bollo nell’ipotesi in cui i registri contabili siano tenuti in modalità informatica, con precisazione dei criteri per il computo della soglia delle 2.500 registrazioni.

Rispetto ai registri contabili, l’imposta di bollo è dovuta sul libro giornale e sul libro degli inventari, con esclusione degli altri libri e registri prescritti dalle norme tributarie. Le modalità di determinazione dell’imposta sono differenti in base alla modalità con cui sono tenuti i registri.

Per i registri su supporto cartaceo o tenuti con sistemi meccanografici e trascritti su supporto cartaceo, l’imposta di bollo è dovuta, in base all’art. 16 lett. a) della Tariffa Parte I allegata al DPR 642/72, ogni 100 pagine o frazione di esse, nella misura di 16 euro, per le società di capitali che versano in misura forfetaria la tassa di concessione governativa, oppure di 32 euro, per tutti gli altri soggetti.

Se la contabilità è tenuta su supporto cartaceo, l’imposta di bollo è assolta (artt. 3 del DPR 642/72 e 16 Parte I della Tariffa allegata al DPR 642/72):

  • prima che il registro sia posto in uso, ossia prima di effettuare le annotazioni sulla prima pagina, o su un nuovo blocco di pagine (risposta interpello Agenzia delle Entrate 17 maggio 2021 n. 346);
  • mediante apposito contrassegno, oppure mediante modello F23 utilizzando il codice tributo 458T.
Per i registri tenuti in modalità informatica, in base all’art. 6 comma 3 del DM 17 giugno 2014, l’imposta di bollo è dovuta ogni 2.500 registrazioni o frazioni di esse, nelle misure precedentemente indicate (16 o 32 euro).

Secondo l’indicazione che era stata fornita dalla ris. Agenzia delle Entrate 9 luglio 2007 n. 161 con riferimento all’abrogato DM 23 gennaio 2004, la cui attualità è stata confermata con riguardo alla disciplina vigente anche dalla risposta a interpello 20 febbraio 2025 n. 42, per registrazione deve intendersi ogni singolo accadimento contabile, a prescindere dalle righe di dettaglio.

Dunque, se si guarda al libro degli inventari, per accadimento contabile deve intendersi la registrazione relativa a ciascun cespite, mentre per il libro giornale il concetto di registrazione va riferito a ogni singola operazione rilevata in partita doppia, a prescindere dalle righe di dettaglio interessate.

Se la contabilità è tenuta in modalità informatica, l’imposta di bollo relativa agli atti, ai documenti e ai registri emessi o utilizzati durante l’anno è versata (art. 6 commi 1 e 2 del DM 17 giugno 2014):

  • con modalità esclusivamente telematica, mediante modello F24, utilizzando il codice tributo “2501”;
  • in unica soluzione;
  • entro 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio.
Delineato il quadro normativo di riferimento, il quesito oggetto dell’istanza di interpello riguarda le modalità di computo delle 2.500 registrazioni con riguardo al libro giornale, ossia se il conteggio delle stesse debba considerarsi unitario e progressivo, cumulando le registrazioni tra anni diversi fino al raggiungimento della suddetta soglia, oppure se il calcolo debba considerarsi autonomo per ogni singolo periodo d’imposta, con conseguente azzeramento del conteggio e versamento almeno dell’imposta minima per ogni anno solare, a prescindere dalle righe residue dell’anno precedente.

L’istante riteneva applicabile il primo criterio, ossia calcolando le 2.500 registrazioni su diversi esercizi, analogamente a quando avviene per i registri tenuti su supporto cartaceo.

Con questa impostazione, se nell’anno N+1 venissero effettuate sul libro giornale 1.500 registrazioni, occorrerebbe versare 16 euro di imposta; se nell’anno N+2 venissero effettuate ulteriori 800 registrazioni (totale progressivo 2.300), non si dovrebbero effettuare ulteriori versamenti in quanto le registrazioni dell’anno N+2 risulterebbero già coperte con il versamento dell’anno precedente.

Il computo si interrompe alla chiusura del singolo esercizio

Di diverso avviso l’Agenzia, secondo la quale l’espressione dell’art. 6 comma 3 del DM 17 giugno 2014 “ogni 2.500 registrazioni o frazioni di esse” attribuirebbe autonoma rilevanza anche a un numero di registrazioni inferiore alla soglia di 2.500.

Conseguentemente, se nel corso dell’esercizio il libro giornale è utilizzato per registrare un numero di operazioni costituenti una frazione della soglia di 2.500 registrazioni, il presupposto impositivo sarebbe comunque soddisfatto e il relativo importo sarebbe dovuto per l’esercizio di riferimento, entro 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio.

In sostanza, ai fini dell’imposta di bollo dovuta sul libro giornale tenuto in modalità informatica, il computo delle 2.500 registrazioni o frazioni di esse va effettuato in modo autonomo per ogni singolo periodo di imposta, interrompendosi alla chiusura del singolo esercizio.

A giudizio dell’Agenzia, la diversa impostazione rispetto alla tenuta cartacea dei registri trova giustificazione nel testo stesso della disposizione che fa dipendere il presupposto impositivo dall’uso del registro durante l’anno mediante le relative operazioni di registrazione.
 

(MF/ms)