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Bilancio di sostenibilità 2024: strumento per far crescere l’associazione

E’ online sul sito di Confapi Lecco Sondrio il “Bilancio di sostenibilità e report di impatto 2024” dell’associazione elaborato con il metodo della Scuola di economia civile (Sec). Siamo giunti, ormai, alla sesta edizione di quello che fino all’anno scorso veniva definito “Bilancio sociale”. Ora, finalmente, il nuovo nome abbraccia tutti gli aspetti della sostenibilità (ESG – Environmental, social, governance), quindi parla non solo delle ricadute sociali dell’attività annuale dell’associazione, ma anche dell’impatto ambientale e l’effetto della governance sul territorio, misurando anche i risultati.

Il “Bilancio di sostenibilità e report di impatto 2024” si compone di tre parti. La prima descrive l’attività di Confapi Lecco Sondrio, la storia, la mission, i valori, l’organigramma, gli stakeholder con cui si rapporta ogni giorno e i servizi che offre alle aziende associate.
La seconda parte, quella centrale, valuta l’operato dell’Associazione di via Pergola raggruppando le attività in alcuni domini di valore e per ogni risultato evidenzia, rispetto all’anno precedente, in cosa è migliorata e in cosa, invece, è peggiorata.
Tra i miglioramenti registrati nel 2024 troviamo una maggior presenza in appuntamenti di networking, maggiore attenzione alla formazione interna, impegno verso i giovani attraverso numerosi progetti organizzati con le scuole e il servizio dedicato al loro ingresso nel mondo del lavoro e l’organizzazione di eventi culturali non solo per gli associati.
Per il futuro si suggerisce di lavorare per l’evoluzione delle competenze interne che vadano di pari passo con quelle richieste delle aziende associate per perseguire i loro obiettivi; continuare nel supporto delle nuove generazioni e del loro ingresso nel mondo del lavoro; impegnarsi anche nell’approfondire i risvolti etici delle novità tecnologiche che coinvolgono il mondo delle imprese, come ad esempio l’intelligenza artificiale.

La terza parte del “Bilancio di sostenibilità 2024”, invece, è dedicata alle iniziative più significative dell’anno organizzate dall’associazione, come ad esempio la prima edizione de “La piccola impresa che vorrei” e i festeggiamenti per il 75esimo di fondazione.
Il “Bilancio di sostenibilità e report di impatto” è uno strumento molto utile per raccontare l’associazione a tutti gli stakeholder del territorio e anche per capire come ci percepiscono, cosa viene apprezzato maggiormente e dove, invece, potremmo migliorare. Siamo stati la prima associazione di categoria a farlo in provincia di Lecco nel 2019, siamo stati lungimiranti, ora molti altri lo fanno, anche le aziende e possiamo supportarle nel realizzarlo. Lo consideriamo uno strumento molto importante che ci stimola sempre a migliorare”, commenta Marco Piazza, direttore di Confapi Lecco Sondrio. 

Anna Masciadri
Ufficio stampa 

Dazi Usa, commento Borgonovo: rassegna stampa

Gli articoli pubblicati dopo il lancio del nostro comunicato stampa. 

Ex Ilva, Luigi Sabadini per Confapi in audizione su dl crisi industriali

Confapi è stata ascoltata in audizione dalla 9° Commissione Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare, presso il Senato della Repubblica, nell’ambito dell’esame del Ddl di Conversione del Decreto-Legge n. 92 del 2025 recante misure urgenti di sostegno ai comparti produttivi – DL Crisi Industriali. A.S. 1561. In rappresentanza della Confederazione è intervenuto Luigi Sabadini, componente della Giunta Nazionale.
Confapi pur riconoscendo lo sforzo del legislatore di intervenire su dossier di crisi complessi e strategici per il Paese, come quello dell’ex Ilva, ha espresso forti preoccupazioni per l’impatto che alcune di queste misure avranno sulle Pmi industriali, in particolare quelle della filiera della meccanica. Già in occasione dell’esame del Ddl di conversione del DL 3 del 2025 (cd. DL ILVA), Confapi aveva auspicato una rapida conclusione della gara internazionale, ritenendo necessaria, almeno inizialmente, una rappresentanza pubblica nella nuova governance per garantire la continuità produttiva dell’indotto e il monitoraggio del piano industriale. Aveva inoltre sottolineato l’importanza strategica del polo dell’acciaio per il Paese e la necessità di evitare uno “spezzatino” di Acciaierie d’Italia, con effetti disastrosi sulla filiera.
Le osservazioni della Confederazione si sono concentrate così sugli articoli di maggiore interesse per le imprese rappresentate, evidenziando criticità e proponendo correttivi ritenuti indispensabili per garantire equità, tutela del mercato e la sopravvivenza di centinaia di aziende fornitrici. Sabadini ha quindi affermato: “È importante mantenere la continuità produttiva dell’ex Ilva per evitare che venga messa da parte nelle liste dei fornitori continuativi. Riteniamo positivo, a questo proposito, il finanziamento di 200 milioni di euro per sostenere le urgenze quotidiane, di questi 105 milioni dovrebbero andare a coprire le spese per le materie prime e le spese ordinarie. Segnaliamo però che non c’è alcuna garanzia che una parte di queste risorse venga utilizzata per pagare i fornitori storici. Tante Pmi hanno uno stock di debito nei confronti dell’ex Ilva, e questo sta diventando un problema finanziario molto pesante”.
Sabadini ha poi espresso apprezzamento per il fondo perduto da 1 milione per le Pmi che operano in stretta connessione con Ilva, misura però ritenuta insufficiente e senza il decreto attuativo emanato, ponendo così “l’attenzione all’aspetto finanziario di questa vicenda”. Confapi chiede così strumenti di garanzia per il pagamento dei crediti arretrati, per evitare crisi a catena nella filiera, e considerando che il futuro dell’Ilva dipende anche dalla tenuta economica delle Pmi dell’indotto, auspica che la conversione del decreto dia finalmente risposte concrete alle Pmi fornitrici.
“Considerando quindi che l’Italia è il secondo player europeo dell’acciaio – ha aggiunto –, la scelta della decarbonizzazione va perseguita, ma con cautela, perché la qualità dei prodotti ex Ilva è imprescindibile, tutto il resto dell’acciaio è da forno elettrico e non raggiunge livelli di qualità sufficienti per tutte le produzioni tecnicamente evolute: in più in tutto il bacino del Mediterraneo si sta sviluppando una produzione di acciaio concorrenziale, anche perché i costi dell’energia non sono assolutamente comparabili con i nostri, quindi all’interno del discorso dell’ex Ilva il ragionamento del costo dell’energia diventa imprescindibile”.
Tra le altre osservazioni, per quanto riguarda gli ammortizzatori sociali, si propone inoltre di estendere l’esonero contributivo CIGS a tutte le imprese della filiera nei settori in crisi (automotive, moda) e inoltre si richiede una deroga temporanea alla CIGO: estensione a 104 settimane consecutive in tre anni per le imprese fornitrici dei settori in crisi, rispetto alle attuali 52 settimane nell’arco del biennio.
Secondo Confapi le misure per l’indotto se pur apprezzabili sono ancora insufficienti rispetto all’alto livello di crediti non pagati. A tal fine propone l’istituzione di un Fondo di Garanzia per la cessione dei crediti incagliati e di riattivare il “Carry-Back” delle perdite (misura adottata in pandemia) per compensare quelle attuali con utili pregressi e recuperare liquidità, essenziale per le imprese ora escluse dal credito.
In merito al CBAM, Sabadini ha concluso: “Tale meccanismo non andrà a sistemare tutte le criticità legate al mondo dell’acciaio. Noi ci stiamo focalizzando con tecnologie che vanno a ridurre l’impatto delle emissioni di CO2 nella produzione dell’acciaio, ma non c’è solo questa che definisce sia la qualità del tipo di impianto che l’economicità della produzione di quel tipo di acciaio – aspetti dei costi dell’energia –, ma il sistema dei flussi di acciaio all’interno dell’economia globale è ancora più complesso”. “Assistiamo ad una crescita di investimenti in tutto il Far East della produzione dell’acciaio che andrà a peggiorare la situazione produttiva all’interno della Comunità Europea, essendo noi il secondo player europeo ne saremo investiti. Quindi da una parte, si pensa al CBAM come deterrente, ma sarà necessario pensare ad una politica di dazi – adesso è attivo il sistema delle quote – ma serve un sistema che vada ad inasprire la possibilità di import selvaggio di acciaio”.