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Pubblicato l’elenco degli enti che hanno aderito alla rottamazione-quinquies

L’Agenzia delle Entrate-Riscossione, con un comunicato stampa diffuso il 25 settembre, ha pubblicato l’elenco degli enti che hanno aderito alla rottamazione-quinquies, prevista dall’art. 1 comma 82 della L. 199/2025.

La lista contiene i circa 1.500 fra Regioni ed enti locali che, entro il 31 luglio 2026, hanno approvato una delibera consiliare e comunicato all’Agenzia delle Entrate-Riscossione la propria adesione alla misura agevolativa.

Il termine originario del 30 giugno 2026 è stato posticipato dal DL 63/2026, conv. L. 113/2026.

L’art. 10-quinquies del DL 38/2026 ha esteso agli enti territoriali che riscuotono avvalendosi dell’Agente della riscossione gli effetti della rottamazione-quinquies per i carichi 2000-2023. In particolare, il beneficio della rottamazione consiste nello sgravio di qualsiasi sanzione di natura tributaria o contributiva, di ogni tipo di interesse compreso nel carico e degli interessi di mora ex art. 30 del DPR 602/73, applicati dall’Agente della riscossione se il debitore non onora il debito a seguito di avviso di accertamento esecutivo o cartella di pagamento e dei compensi di riscossione ex art. 17 del DLgs. 112/99.

Essa, quindi, si riferisce solamente ai carichi affidati ad Agenzia delle Entrate-Riscossione e non riguarda, invece, i tributi locali gestiti in proprio (riscossione diretta) o affidati per la riscossione coattiva a concessionari privati, per i quali la legge di bilancio 2026 attribuisce agli enti territoriali la possibilità di emanare apposite delibere e regolamenti per introdurre una definizione agevolata autonoma gestita secondo le modalità decise da ciascun ente, disciplinata all’art. 1 commi 102-110 della L. 199/2025.

La misura è ampia, interessando sia i debiti tributari, come IMU, TARI, canone unico patrimoniale, sia i debiti non tributari, quali le sanzioni del Codice della strada, rette scolastiche o altre tariffe. Sono rimaste escluse, invece, le somme derivanti da condanna della Corte dei conti.

L’elenco, consultabile sul sito istituzionale della Riscossione, riporta la denominazione degli enti e l’indicazione di eventuali soggetti terzi che, per conto degli stessi enti, hanno affidato ad Agenzia delle Entrate-Riscossione carichi rientranti nella rottamazione. Nella tabella, infine, è presente anche un campo note per alcune informazioni di dettaglio.

Entro il 15 ottobre 2026, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione è tenuta a pubblicare sul proprio sito le modalità telematiche con le quali sarà possibile aderire e, sempre entro la stessa data, saranno disponibili, nell’area riservata del sito, i dati necessari a individuare i carichi definibili.

Modalità esclusivamente telematiche

La domanda di adesione potrà essere presentata dal 16 ottobre 2026 al 15 dicembre 2026.

Successivamente, entro il 28 febbraio 2027, la comunicazione di liquidazione delle somme dovute è inviata dall’Agente della riscossione.

Il pagamento delle somme deve avvenire entro il 31 marzo 2027 (il termine originario del 31 gennaio 2027 è stato posticipato dal DL 63/2026, conv. L. 113/2026), mediante un unico versamento o tramite la dilazione in un massimo 54 rate bimestrali, con un importo minimo di 100 euro.

Per il 2027, le scadenze delle rate successive alla prima (31 marzo), sono stabilite al 31 maggio, 31 luglio, 30 settembre e 30 novembre. Per gli anni successivi, le rate cadono il 31 gennaio, 31 marzo, 31 maggio, 31 luglio, 30 settembre e 30 novembre.

In caso di pagamento rateale, si applicano gli interessi al tasso del 3% cento annuo a decorrere dal 1° aprile 2027.

Si ricorda, infine, che la presenza di un contenzioso non osta alla rottamazione, ma è necessario che nella domanda ci si impegni a rinunciare ai giudizi in corso.
 

(MF/ms)




Iperammortamento: la certificazione contabile è sottoposta a regole precise

Per espressa previsione normativa, ai fini della spettanza del c.d. iperammortamento, ex art. 1, commi 427-436, Legge n. 199/2025, oltre alla perizia tecnica asseverata per tutti i beni agevolati, è necessaria la certificazione contabile del revisore.

Si ponga attenzione al fatto che l’obbligo di certificazione opera:

  • indipendentemente dall’importo dell’investimento, ed è finalizzato
  • all’attestazione dell’effettivo sostenimento delle spese ammissibili e la loro corrispondenza alla documentazione contabile predisposta dall’impresa (art. 7, comma 1, del D.M. MIMIT-MEF 7 maggio 2026).
Quanto all’individuazione del soggetto abilitato al rilascio, l’art. 7, comma 2, del medesimo Decreto distingue due ipotesi.

Per le imprese soggette a revisione legale dei conti la certificazione è rilasciata dai soggetti incaricati della revisione ai sensi del D.Lgs. 27 gennaio 2010, n. 39; per le imprese non obbligate per Legge alla revisione legale, essa è rilasciata da un revisore legale dei conti o da una società di revisione legale dei conti iscritti nella sezione A del registro di cui all’art. 8 del medesimo Decreto legislativo.

In entrambi i casi è richiesto il possesso di idonee coperture assicurative (art. 7, comma 2, primo periodo).

Nell’assunzione dell’incarico, il revisore legale o la società di revisione devono osservare i principi di indipendenza elaborati ai sensi dell’art. 10 D.Lgs. n. 39/2010; il Decreto richiama, in attesa della loro adozione, quelli previsti dal codice etico IFAC.

La disciplina non prevede un beneficio aggiuntivo per il compenso relativo alla certificazione contabile, neppure per le imprese non obbligate alla revisione legale.

Inoltre, trattandosi di un adempimento necessario per ottenere l’incentivo, si ritiene che il relativo costo non incrementi la base sulla quale calcolare la maggiorazione.

Ai sensi dell’art. 9, comma 2, del D.M. 7 maggio 2026, l’impresa deve conservare e rendere disponibile tutta la documentazione necessaria a verificare la correttezza e la veridicità di quanto dichiarato tramite la piattaforma informatica: perizie, attestazioni, fatture, documenti di trasporto e ogni altro documento relativo all’acquisizione dei beni agevolati.

Il GSE, sulla base della convenzione con il Ministero prevista dall’art. 1, comma 435, Legge n. 199/2025, verifica i requisiti tecnici e i presupposti dell’agevolazione, nonché la conformità degli investimenti ai dati dichiarati, entro i termini dell’art. 43 D.P.R. n. 600/1973 (vedi termini per l’acc.to).

Il GSE può richiedere ulteriore documentazione alle amministrazioni pubbliche interessate.

Si tenga conto che la certificazione deve essere disponibile al momento della comunicazione di completamento: l’art. 3, comma 3, D.M. 7 maggio 2026 richiede infatti che questa sia corredata dalle attestazioni di possesso della documentazione tecnica e contabile prevista dagli artt. 6 e 7.

Occorre quindi coordinare l’incarico al revisore con il completamento dell’investimento e, per i beni degli allegati IV e V Legge n. 199/2025, con l’avvenuta interconnessione.

L’art. 4 del Decreto prevede infatti che la maggiorazione del costo di acquisizione dei beni rileva, ai fini della determinazione delle imposte sui redditi:

  • a decorrere dal periodo d’imposta nel quale l’impresa trasmette al GSE la comunicazione di completamento degli investimenti,
  • sempre che il bene oggetto di investimento sia entrato in funzione entro il medesimo periodo d’imposta.
È dunque necessaria l’avvenuta l’interconnessione dei beni al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura posto che la comunicazione di completamento la richiede espressamente.

La fruizione della maggiorazione è, in ogni caso, subordinata alla ricezione della comunicazione di esito positivo delle verifiche effettuate dal GSE rispetto a ciascuna comunicazione di completamento degli investimenti.
 
(MF/ms)




Mancato collegamento tra POS e RT: sanzioni invariate

Dal 1° gennaio 2026, i soggetti che certificano le operazioni mediante documento commerciale sono tenuti a garantire l’integrazione tra il processo di rilevazione dei corrispettivi e quello di rilevazione dei pagamenti elettronici.

L’obbligo è disposto dall’art. 2 comma 3 del DLgs 127/2015 ed è duplice: da un lato richiede agli esercenti di memorizzare e trasmettere, unitamente ai corrispettivi, anche i dati degli incassi elettronici; dall’altro impone di comunicare il collegamento tra i POS e i registratori telematici utilizzati (o la procedura web dell’Agenzia delle Entrate).

La memorizzazione dei dati di pagamento è effettuata registrando, con i dati della cessione o prestazione, la forma di incasso utilizzata e il relativo ammontare, di modo che questi dati siano riportati sul documento commerciale e trasmessi in forma aggregata unitamente ai corrispettivi.

Invece, l’obbligo di collegamento consiste in una comunicazione da effettuare mediante apposito servizio sul portale Fatture e Corrispettivi, indicando che un determinato POS (fisico o virtuale) è abbinato a un determinato registratore.

Sotto il profilo sanzionatorio, dunque, occorre tenere distinti i due obblighi. In caso di omessa rilevazione e invio dei pagamenti elettronici, si applica una sanzione pari a 100 euro per ciascuna errata trasmissione, con un massimo di 1.000 euro per trimestre (art. 11 comma 2-quinquies del DLgs. 471/97).

Sono previste, poi, le sanzioni accessorie ex art. 12 comma 2 del DLgs. 471/97, che consistono nella sospensione della licenza o dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività, ovvero dell’attività medesima, per un periodo da tre giorni a un mese, ove nel corso di un quinquennio siano contestate 4 distinte violazioni compiute in giorni diversi.

L’art. 33 del DLgs. 148/2026 ha però introdotto una soglia di tolleranza tale per cui le suddette sanzioni (comprese quelle accessorie) non si applicano se, tra il numero di operazioni regolate con pagamento elettronico, registrate e memorizzate ai fini della trasmissione dei corrispettivi, e il numero dei pagamenti elettronici accettati, vi è una discrepanza non superiore al 5%. Ad esempio, se gli incassi elettronici rilevati sul registratore sono 190 e i pagamenti elettronici registrati dal POS abbinato sono 200, la sanzione non opera, in quanto lo scarto tra i due numeri (indipendentemente dall’importo delle operazioni) non supera il 5% (10 operazioni).

Peraltro, in ragione dell’art. 3 comma 2 del DLgs. 472/97, la soglia di tolleranza dovrebbe avere effetto retroattivo (ossia anche per le violazioni antecedenti al 12 agosto 2026, data di entrata in vigore del DLgs. 148/2026).

Per quanto riguarda, invece, le ipotesi di omesso/tardivo collegamento tra POS e RT, la disciplina sanzionatoria è rimasta invariata. In tal caso, sono previste:

  • la sanzione da 1.000 a 4.000 euro ex art. 11 comma 5 del DLgs. 471/97;
  • le sanzioni accessorie ex art. 12 comma 3 del DLgs. 471/97 (sospensione della licenza/autorizzazione all’esercizio dell’attività per un periodo da 15 giorni a 2 mesi, e da 2 a 6 mesi in caso di recidiva).
Si ricorda che, per i POS già in uso a gennaio 2026, la comunicazione andava effettuata entro il 20 aprile scorso. Per i POS attivati successivamente, invece, deve provvedersi tra il sesto giorno del secondo mese successivo alla data di disponibilità dello strumento ed entro l’ultimo giorno lavorativo dello stesso mese. Ad esempio, per un POS attivato a settembre, il collegamento va comunicato tra il 6 e il 30 novembre. Le stesse scadenze valgono nelle ipotesi di variazione dei collegamenti già comunicati.

Pur in assenza di indicazioni ufficiali, ove l’esercente si avveda di un errore nei suddetti adempimenti, dovrebbe poter ricorrere al ravvedimento operoso, con riduzione della sanzione da 1/9 a 1/7 del minimo (ipotizzando l’assenza di controlli fiscali), a seconda di quando avviene il ravvedimento (art. 13 comma 1 lett. da a-bis) a b-bis) del DLgs. 472/97). In caso di PVC, il ravvedimento sarebbe però inibito, limitatamente alla richiamata sanzione dell’art. 11 comma 5 del DLgs. 471/97 (art. 13 comma 1 lett. b-quater) del DLgs. 472/97).

Supponiamo che un operatore abbia omesso di comunicare entro la scadenza del 20 aprile 2026 il collegamento di un POS attivo da gennaio, avvedendosi della violazione nel mese di settembre. Per ravvedersi, questi dovrebbe:

  • versare la sanzione pari a 125 euro (1/8 di 1.000 euro, in quanto il ravvedimento avviene entro l’anno dalla violazione);
  • comunicare l’abbinamento tra gli strumenti.
Per il versamento della sanzione potrebbe essere utilizzato il codice tributo “8911”.

Sarebbero comunque auspicabili chiarimenti con riguardo alle modalità di rimozione della violazione, posto che, in base alle funzionalità del servizio presente sul portale Fatture e Corrispettivi, non sembra possibile comunicare il collegamento con data antecedente a quella impostata in automatico dal sistema.
 

(MF/ms)




Valute estere agosto 2026

Art. I

Agli effetti delle norme dei titoli I e II del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, come modificato dal decreto legislativo 12 dicembre 2003, n. 344, che vi fanno riferimento, le medie dei cambi delle valute estere calcolati a titolo indicativo dalla Banca d’Italia sulla base delle quotazioni di mercato sono accertate per il mese di agosto 2026 come segue:

 

  Per 1 Euro
Dinaro Algerino 154,1016
Peso Argentino 1737,289
Dollaro Australiano 1,6325
Real Brasiliano 5,9684
Dollaro Canadese 1,6123
Corona Ceca 24,1788
Renminbi (Yuan)Cina Repubblica Popolare 7,8092
Corona Danese 7,4755
Yen Giapponese 184,1019
Rupia Indiana 110,6529
Corona Norvegese 10,9274
Dollaro Neozelandese 1,9623
Zloty Polacco 4,3096
Sterlina Gran Bretagna 0,85606
Nuovo Leu Rumeno 5,2493
Rublo Russo 0
Dollaro USA 1,1593
Rand (Sud Africa) 18,7357
Corona Svedese 11,0232
Franco Svizzero 0,9362
Dinaro Tunisino 3,3814
Hryvnia Ucraina 51,811
Forint Ungherese 363,3824
 

 
Sul sito dell’Agenzia delle Entrate, al seguente link, cambi di agosto, sono a disposizione i dati sui cambi relativi alle restanti valute riportate nel decreto in oggetto.
 




Spedizioni extra Ue: nuova proroga per il contributo nazionale di due euro

Slitta ancora l’applicazione del contributo nazionale di due euro sulle spedizioni di modico valore provenienti da Paesi extra UE.

L’art. 4 del D.L. 17 settembre 2026, n. 162, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 216 del 17 settembre e in vigore dal 18 settembre, infatti sostituisce nell’art. 5, comma 1, del D.L. 27 marzo 2026, n. 38, convertito dalla Legge 22 maggio 2026, n. 88, la data del 1° ottobre 2026 con quella del 1° dicembre 2026.

Si tratta del terzo rinvio della misura introdotta dalla Legge di Bilancio 2026.

Il contributo:

  • avrebbe dovuto trovare applicazione dal 1° gennaio 2026;
  • l’art. 5 del D.L. n. 38/2026 ne aveva escluso l’applicazione per le spedizioni importate anteriormente al 1° luglio 2026;
  • successivamente, l’art. 15 del D.L. 26 giugno 2026, n. 107 aveva spostato il termine al 1° ottobre.
Con il nuovo intervento, dunque, la riscossione del contributo viene differita di ulteriori due mesi.

La disciplina è contenuta nell’art. 1, commi 126-128, della Legge 30 dicembre 2025, n. 199. Il comma 126 ha istituito, nel rispetto della normativa unionale in materia doganale e fiscale, un contributo destinato alla copertura delle spese amministrative correlate agli adempimenti doganali relativi alle spedizioni di modico valore provenienti da Paesi terzi.

L’ambito applicativo è definito dalla stessa norma.

Infatti, il contributo riguarda:

  • le spedizioni di beni provenienti da Paesi non appartenenti all’Unione europea e
  • aventi un valore dichiarato non superiore a 150 euro.
In base al comma 127, l’importo è pari a 2 euro per ciascuna spedizione ed è riscosso dagli Uffici delle dogane all’atto dell’importazione definitiva delle merci.

Il successivo comma 128 precisa che l’applicazione deve avvenire in coerenza con il Regolamento UE n. 952/2013, che istituisce il Codice doganale dell’Unione.

Sul piano operativo, le prime istruzioni applicative sono state fornite dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli con la circolare n. 37 del 30 dicembre 2025, successivamente modificata dalla circolare n. 1/2026.

Dopo i precedenti interventi di proroga, l’Amministrazione doganale aveva indicato nel 1° ottobre 2026 la data di avvio della contabilizzazione e della riscossione del contributo, facendo comunque rinvio alle istruzioni operative già impartite.

La nuova modifica legislativa sposta ora la decorrenza al 1° dicembre 2026.

Resta distinta dalla misura nazionale la disciplina unionale introdotta dal Regolamento UE 2026/382 del Consiglio, che dal 1° luglio 2026 ha soppresso la franchigia dai dazi doganali per le spedizioni di modico valore e previsto, in via transitoria, un dazio doganale forfettario di 3 euro per articolo per le vendite a distanza di beni importati in spedizioni di valore intrinseco non superiore a 150 euro.

Le relative modalità applicative sono state definite dal Regolamento di esecuzione UE 2026/1200 della Commissione del 5 giugno 2026.

(MF/ms)
 




Esenzione pagamento bollo auto

Nella riunione del 16 settembre, il Consiglio dei Ministri ha approvato il DL recante “Disposizioni urgenti per il sostegno economico e il contenimento degli effetti derivanti dal perdurante aumento del costo dei carburanti, nonché in materia fiscale”.

Tra le misure di maggior rilievo, viene introdotta l’esenzione dalla tassa automobilistica (c.d. bollo auto) dovuta nel 2027 per le vetture di piccola e media potenza.

L’agevolazione è prevista a favore delle persone fisiche (a prescindere da requisiti di reddito o ISEE) e riguarda i versamenti della tassa automobilistica dovuti nel periodo compreso tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2027.

In particolare, l’esenzione si riferisce:

  • agli autoveicoli con alimentazione a benzina o gasolio (anche in combinazione con altra fonte di propulsione, come ad esempio quelli ad alimentazione ibrida) e potenza fino a 80 kW;
  • ai motocicli e ai ciclomotori con alimentazione a benzina o gasolio, senza limiti di potenza (purché il contribuente non possieda autoveicoli agevolabili).
Ogni soggetto passivo potrà tuttavia beneficiare dell’agevolazione soltanto per un veicolo posseduto.

A tale riguardo, giova richiamare che, in base all’art. 5 comma 32 del DL 953/82 (recentemente modificato dall’art. 16 del DLgs. 147/2026), al pagamento del bollo auto (o tassa automobilistica) sono tenuti coloro che risultano essere dal Pubblico registro automobilistico (PRA):

  • proprietari;
  • usufruttuari;
  • acquirenti con patto di riservato dominio;
  • utilizzatori a titolo di locazione finanziaria;
  • utilizzatori a titolo di locazione a lungo termine senza conducente.
Alla luce dell’agevolazione in commento, per i possessori di più autoveicoli che astrattamente rientrano nella misura agevolativa, l’esenzione dal bollo auto spetta solo con riferimento all’autovettura dotata di minore potenza (espressa in kW).

Se gli autoveicoli posseduti dal contribuente sono dotati di pari potenza, allora l’esenzione va applicata all’autovettura per la quale sarebbe dovuta la tassa automobilistica di importo minore.

Come precisato, l’esenzione dal bollo auto riguarda anche motocicli e ciclomotori, ma soltanto se il contribuente non possiede alcun autoveicolo agevolabile (ossia di potenza fino a 80 kW). In caso contrario, l’esenzione dalla tassa automobilistica va riconosciuta solo all’autoveicolo di potenza fino a 80 kW, mentre resta dovuto il bollo auto per il motociclo o il ciclomotore.

Dunque, se il soggetto passivo possiede un’auto con potenza di oltre 80 kW (non agevolabile) e una moto, l’esenzione dal bollo auto si applica alla moto (unico veicolo che rientra nell’ambito applicativo dell’esenzione).

Al contrario, se il contribuente possiede un’auto di potenza fino a 80 kW (rientrante nell’ambito applicativo dell’esenzione) e una moto, l’esenzione si applica soltanto all’auto, mentre resta dovuta la tassa automobilistica per la moto.

Se l’auto è agevolabile, resta dovuto il bollo sulla moto

Se il soggetto passivo possiede più motocicli, l’esenzione si applica a uno solo di questi, individuato con un meccanismo analogo a quello sopra illustrato per gli autoveicoli.

In particolare, in caso di più motocicli posseduti dal medesimo contribuente, l’esenzione andrà applicata solo a quello di minore potenza (espressa in kW).

Se i motocicli posseduti dal medesimo contribuente hanno pari potenza, l’esenzione compete solo per quello per cui sarebbe dovuta la tassa automobilistica di minore importo.

Qualora, invece, il soggetto passivo possieda più ciclomotori agevolabili, l’esenzione spetterà solo per quello che presenta data di prima immatricolazione più remota.

Quanto all’ambito territoriale, l’agevolazione si applica anche nelle Regioni a statuto speciale e nelle Province autonome di Trento e Bolzano, previo accordo con ciascuna autonomia titolare del tributo.

Va segnalato, infine, che, per compensare le minori entrate derivanti dall’esenzione dal bollo auto, viene previsto un trasferimento di risorse a favore delle Regioni e delle Province autonome di Trento e Bolzano (enti a cui compete il gettito della tassa automobilistica).
 

(MF/ms)




Disciplina delle perdite su crediti aggiornata al codice della crisi

Nel nuovo TUIR i riferimenti alla legge fallimentare sono stati sostituiti con le disposizioni vigenti.

L’art. 110 comma 9 del DLgs. 117/2026, che dal 2027 sostituirà l’attuale TUIR (vale a dire, il DPR 917/86, applicabile fino al 31 dicembre 2026), amplia agli istituti regolati dal DLgs. 14/2019 la disciplina delle perdite su crediti vantati verso debitori sottoposti a procedure concorsuali.

Viene così “indirettamente” attuato quanto previsto dall’art. 9 comma 1 lett. a) n. 3) della L. 111/2023 (legge delega di riforma fiscale), ai sensi del quale i relativi DLgs. attuativi dovevano estendere a tutti gli istituti disciplinati dal DLgs. 14/2019 le disposizioni previste dagli artt. 88 comma 4-ter e 101 comma 5 dell’attuale TUIR.

Come già osservato nel DPR da ultimo citato la delega fiscale è stata attuata soltanto dal lato del debitore.

Riguardo alle perdite su crediti, invece, l’applicazione delle regole di deducibilità previste dall’art. 101 comma 5 del TUIR appare certa soltanto con riferimento alla liquidazione giudiziale e alla composizione negoziata della crisi.

Riguardo al primo istituto, infatti, l’art. 349 comma 1 del DLgs. 14/2019 dispone che, nelle disposizioni normative vigenti, i termini “fallimento”, “procedura fallimentare”, “fallito”, nonché le espressioni dagli stessi termini derivate, devono intendersi sostituite, rispettivamente, con le espressioni “liquidazione giudiziale”, “procedura di liquidazione giudiziale” e “debitore assoggettato a liquidazione giudiziale” e loro derivati, con salvezza della continuità delle fattispecie.

Per quanto sopra, la liquidazione giudiziale può già ritenersi compresa tra le procedure concorsuali che consentono la deducibilità “in ogni caso” della perdita su eventuali crediti vantati verso i debitori ad esso sottoposti dalla data della relativa sentenza dichiarativa. Pertanto, a partire da tale momento, la perdita è comunque deducibile senza la necessità di fornire la dimostrazione degli elementi certi e precisi.

La perdita è, inoltre, deducibile “in ogni caso” se il debitore è assoggettato a procedure estere equivalenti alla stessa liquidazione giudiziale, previste in Stati o territori con i quali esiste un adeguato scambio di informazioni.

Per quanto riguarda la composizione negoziata, se essa è conclusa tramite contratto o accordo di cui all’art. 23 comma 1 lett. a) e c) del DLgs. 14/2019 o accordo di ristrutturazione di cui all’art. 23 comma 2 lett. b) dello stesso DLgs. 14/2019, si applicano le misure di favore previste in materia di perdite su crediti e sopravvenienze attive da esdebitamento (art. 25-bis comma 5 del DLgs. 14/2019).

Pertanto, le perdite derivanti dal mancato incasso di un credito nell’ambito della composizione negoziata sono deducibili in ogni caso (ex art. 101 comma 5 del TUIR), senza la necessità di fornire la prova degli elementi certi e precisi (cfr. la circ. Agenzia delle Entrate n. 5/2026, § 3.8), dalla pubblicazione nel Registro delle imprese:

  • del contratto o dell’accordo di cui all’art. 23 comma 1 lett. a) e c) del DLgs. 14/2019;
  • oppure dell’accordo di ristrutturazione di cui all’art. 23 comma 2 lett. b) dello stesso DLgs. 14/2019.
Il “nuovo” TUIR (come detto, DLgs. 117/2026, applicabile dal 1° gennaio 2027) supera la questione, dal momento che, in base al citato art. 110 comma 9, le perdite su crediti sono deducibili “in ogni caso” se il debitore, in alternativa:
  • è assoggettato a procedure concorsuali;
  • ha concluso un accordo di ristrutturazione dei debiti omologato ai sensi dell’art. 57 del DLgs. 14/2019;
  • ha concluso accordi in esecuzione di piani attestati di risanamento ai sensi dell’art. 56 del citato DLgs. 14/2019;
  • è assoggettato a procedure estere equivalenti, previste in Stati o territori con i quali esiste un adeguato scambio di informazioni.
Viene poi confermato che il debitore si considera assoggettato a procedura concorsuale dalla data della sentenza dichiarativa della liquidazione giudiziale o del provvedimento che ordina la liquidazione coatta amministrativa o del decreto di ammissione alla procedura di concordato preventivo o della sentenza di omologazione dell’accordo di ristrutturazione o del decreto che dispone la procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi o, per le procedure estere equivalenti, dalla data di ammissione ovvero, per i predetti accordi in esecuzione di piani attestati di risanamento, dalla data di iscrizione nel Registro delle imprese.
 

(MF/ms)




Non previsto il meccanismo del “Recapture” per il nuovo iperammortamento

L’Iperammortamento 2026-2028  risulta caratterizzato da elementi distintivi rispetto ai suoi “antenati”: l’Iper 2017-2019 e i crediti d’imposta 4.0 e 5.0.

Fra queste particolarità spicca l’assenza di un meccanismo di recapture, in caso di cessione a titolo oneroso o trasferimento del bene fuori dal territorio dello Stato durante il periodo di fruizione.

La c.d. recapture affonda le sue radici nella prima edizione dell’Iperammortamento, introdotta dall’art. 7, D.L. n. 87/2018 (c.d. Decreto Dignità) per gli investimenti in beni materiali 4.0 effettuati a decorrere dal 1 4 luglio 2018.

Col passaggio al credito d’imposta la recapture è stata estesa a ogni tipologia di bene agevolabile ed è stato circoscritto temporalmente il periodo di sorveglianza.

La ratio legis è evidente: vincolare l’incentivo a investimenti durevoli e territoriali, escludendo quelli a carattere temporaneo, realizzati al solo fine di fruire dell’incentivo, e quelli solo originariamente nazionali, successivamente destinati a essere utilizzati all’estero.

La norma istitutiva dell’attuale incentivo (art. 1 , commi 427–436, Legge n. 199/2025, c.d. Legge di Bilancio 2026) non prevede, al contrario del passato, alcun obbligo di restituzione delle quote di Iperammortamento già fruite.

Il Comma 432 recita: «Se nel corso del periodo di fruizione della maggiorazione del costo di cui al comma 427 si verifica il realizzo a titolo oneroso del bene oggetto dell’agevolazione ovvero se il bene è destinato a strutture produttive ubicate all’estero, anche se appartenenti allo stesso soggetto, non viene meno la fruizione delle residue quote del beneficio, come originariamente determinate, a condizione che, nello stesso periodo d’imposta del realizzo, l’impresa sostituisca il bene originario con un bene materiale strumentale nuovo avente caratteristiche tecnologiche analoghe o superiori. Nel caso in cui il costo di acquisizione dell’investimento sostitutivo sia inferiore al costo di acquisizione del bene sostituito, la fruizione del beneficio prosegue per le quote residue fino a concorrenza del costo del nuovo investimento».
Ciò significa che, in caso di alienazione o delocalizzazione del bene ad ammortamento in corso, l’impresa incorre esclusivamente nella perdita del diritto alla maggiorazione delle quote residue, salvo applicazione della clausola di salvaguardia del bene sostitutivo.

La deroga per investimenti sostitutivi, eredità del passato, è stata introdotta affinché una norma fiscale non influenzi l’upgrade tecnologico delle imprese, consentendo la fruizione dell’agevolazione nel caso di sostituzione con un bene nuovo, dotato di caratteristiche analoghe o più performanti.

Quindi, la sostituzione di un bene materiale 4.0 (incluso nell’Allegato IV annesso alla Legge n. 1 99/2025) non determina il venir meno delle quote di beneficio residue al soddisfacimento congiunto delle seguenti condizioni:

effettuazione dell’investimento sostitutivo nello stesso periodo d’imposta di realizzo del bene sostituito;
investimento in un bene materiale nuovo dotato di caratteristiche tecnologiche analoghe o superiori a quelle del bene sostituito;
attestazione dell’effettuazione dell’investimento sostituivo, delle caratteristiche tecnologiche e dell’interconnessione del nuovo bene.

Qualora l’investimento sostitutivo risulti di costo inferiore rispetto a quello del bene originario, ferme restando le altre condizioni oggettive e documentali richieste, la fruizione dell’iperammortamento proseguirà fino a concorrenza del minore importo.

Riassumendo, ecco le principali casistiche che si possono verificare:
 

  • cessione onerosa o trasferimento del bene all’estero, avvenuti nel periodo di fruizione senza “contestuale” sostituzione del bene: viene meno l’iperammortamento sulle quote residue senza obbligo di restituzione del beneficio goduto;
  • cessione onerosa o trasferimento del bene all’estero, avvenuti nel periodo di fruizione con “contestuale” sostituzione del bene con uno tecnologicamente analogo o superiore:
  • continua l’iperammortamento fino a concorrenza del costo del bene nuovo, se inferiore a quello originario;
cessione onerosa o trasferimento del bene all’estero, avvenuti oltre il periodo di fruizione: l’intero beneficio è salvo;
  • cessione a titolo gratuito del bene in Italia o trasferimento del bene nel territorio dello Stato, l’intero beneficio è salvo.
(MF/ms)



Pubblicato in Gazzetta il decreto Omnibus

L’atteso decreto correttivo Omnibus (D.Lgs. 7 agosto 2026, n. 148) è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale l’11 agosto 2026 (Suppl. Ordinario n. 30 alla GU n. 185) ed è entrato ufficialmente in vigore il 12 agosto 2026. Questo importante provvedimento integra l’attuazione della delega per la riforma fiscale (di cui alla legge n. 111/2023) modificando e ordinando in via definitiva numerose disposizioni in materia di imposte sui redditi, IVA, sanzioni e procedure di accertamento. Le singole misure presentano decorrenze specifiche, in molti casi retroattive al 2024 o al 2025.
Si propone con la presente un quadro d’insieme analitico delle novità di maggior rilievo, organizzate per temi.
 
Concordato Preventivo Biennale (CPB): benefici per il rinnovo e nuovo ravvedimento speciale 2020-2023
Il decreto correttivo introduce un intero Titolo dedicato al Concordato Preventivo Biennale (CPB), apportando modifiche rilevanti al D.Lgs. n. 13/2024 finalizzate a stabilizzare l’istituto e premiare i contribuenti virtuosi.
In particolare, viene stabilito che l’adesione al concordato in assenza dei requisiti necessari o in presenza di cause di esclusione sia considerata priva di effetti. Tuttavia, per favorire il rinnovo dell’adesione per il biennio 2026-2027, sono introdotte importanti misure premiali e una sanatoria straordinaria per gli anni pregressi.
I soggetti che rinnovano l’adesione al CPB per il biennio 2026-2027 beneficiano di:
mantenimento del regime premiale ISA: tra cui l’esonero dall’apposizione del visto di conformità per le compensazioni di crediti d’imposta fino a 100.000 euro annui ai fini IVA e fino a 70.000 euro annui ai fini delle imposte dirette e IRAP, oltre all’esonero dal visto o dalla garanzia per i rimborsi IVA fino a 100.000 euro;
riduzione dei termini di decadenza per gli accertamenti: l’attività di accertamento sulle imposte sui redditi e IVA beneficia di un’anticipazione di due anni dei termini di decadenza;
esonero dagli interessi sui pagamenti rateali: per i versamenti a rate delle imposte dirette e IRAP per le medesime annualità concordate non sono dovuti gli interessi;
rideterminazione del reddito: è consentito rideterminare il reddito e il valore della produzione concordati in caso di presentazione di dichiarazioni integrative per correggere errori od omissioni, potendo sanare le sanzioni tramite ravvedimento operoso.
La novità più rilevante è l’introduzione del ravvedimento speciale (o sanatoria CPB), riservato ai soggetti che applicano gli indici sintetici di affidabilità fiscale (ISA) e che rinnovano l’adesione al concordato per il biennio 2026-2027. Questo meccanismo consente di sanare interamente le annualità dal 2020 al 2023 attraverso il versamento di un’imposta sostitutiva calcolata su una base imponibile incrementata in misura inversamente proporzionale al punteggio ISA ottenuto nel singolo anno d’imposta.
 
Incremento della base imponibile e imposta sostitutiva per la sanatoria CPB
Punteggio ISA ottenuto Incremento base imponibile       Aliquota imposta sostitutiva (2022-2023)
Pari a 10              5%          10%
Da 8 a meno di 10           10%       10%
Da 6 a meno di 8              20%       12%
Da 4 a meno di 6              30%       15%
Da 3 a meno di 4              40%       15%
Inferiore a 3       50%       15%
 
 
Ai fini IRAP si applica un’aliquota fissa del 3,9% sull’incremento della base imponibile. Inoltre, per gli anni caratterizzati dall’emergenza Covid-19 (2020 e 2021), l’imposta sostitutiva complessiva è ridotta del 30%. Per i soggetti che hanno dichiarato specifiche cause di esclusione ISA collegate alla pandemia o a condizioni di non normale svolgimento dell’attività, la base imponibile è incrementata del 25% e si applica un’aliquota del 12,5% (ridotta del 30% per il 2020/2021).
 
Il versamento dell’imposta sostitutiva per la sanatoria dovrà essere effettuato tra il 1° gennaio e il 15 marzo 2027 in un’unica soluzione oppure in un massimo di 10 rate mensili maggiorate degli interessi legali. A seguito del pagamento, l’Amministrazione finanziaria non potrà procedere a rettifiche del reddito d’impresa o di lavoro autonomo per le annualità sanate (salvo eccezioni gravissime legate a reati tributari). Di contro, per gli anni oggetto di sanatoria, i termini di decadenza per l’accertamento sono prorogati al 31 dicembre 2029.
 
Termini di detrazione e registrazione IVA: differimento al secondo anno successivo
L’art. 12 del decreto correttivo Omnibus introduce un’importante modifica a favore della flessibilità gestionale dei soggetti passivi IVA. Intervenendo sul D.P.R. n. 633/1972 e specularmente sul nuovo Testo Unico IVA (D.Lgs. n. 10/2026), viene differito il termine per l’esercizio del diritto alla detrazione dell’IVA e per la corrispondente registrazione delle fatture d’acquisto.
A differenza della disciplina previgente, che imponeva l’esercizio della detrazione entro il termine di presentazione della dichiarazione IVA relativa all’anno in cui il diritto era sorto e alle condizioni vigenti in tale anno, la nuova norma consente di esercitare il diritto alla detrazione fino alla dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello di ricezione della fattura. Parallelamente, anche la registrazione delle fatture d’acquisto nel registro IVA acquisti (ai sensi dell’art. 25 del D.P.R. n. 633/1972) viene consentita entro il medesimo termine del secondo anno successivo.
Questo allineamento semplifica significativamente la gestione delle fatture d’acquisto ricevute a ridosso della chiusura d’anno o in ritardo, evitando la perdita del diritto alla detrazione per motivazioni puramente formali e riducendo il ricorso a dichiarazioni integrative a favore.
 
Welfare aziendale e altri familiari a carico: eliminazione del requisito della convivenza
L’art. 1 del decreto corregge un effetto indesiderato derivante dal precedente correttivo (D.Lgs. n. 192/2024), che aveva inavvertitamente penalizzato i piani di welfare aziendale già deliberati dalle imprese. Il D.Lgs. n. 192/2024 aveva infatti subordinato le agevolazioni per gli “altri familiari” indicati nell’art. 433 c.c. (come generi, nuore, suoceri, fratelli e sorelle) al requisito della convivenza con il contribuente o alla percezione di assegni alimentari non risultanti da provvedimenti giudiziari. Questa norma aveva causato la perdita retroattiva dei benefici legati ai fringe benefit e al welfare aziendale per i lavoratori con familiari non conviventi.
Per sanare questa incongruenza, l’art. 1 del decreto Omnibus interviene sopprimendo espressamente il requisito della convivenza (o degli assegni alimentari) ogni qualvolta una norma fiscale sul welfare richiami semplicemente i soggetti indicati dall’art. 12 del TUIR. La modifica opera retroattivamente a partire dal periodo d’imposta in corso al 20 dicembre 2025, salvaguardando così l’efficacia dei piani di welfare aziendale già attuati ed evitando contenziosi o sanzioni per i datori di lavoro.
Il requisito della convivenza e del limite di reddito rimane invece obbligatorio nei casi in cui il contribuente intenda richiedere le detrazioni IRPEF standard per “familiari fiscalmente a carico”, per i quali la disciplina non ha subìto variazioni.
 
Fringe benefit auto aziendali: maggiorazione per gli optional e raddoppio della salvaguardia
L’art. 2 del decreto Omnibus apporta modifiche rilevanti alle modalità di determinazione del valore imponibile dei fringe benefit relativi alle autovetture concesse in uso promiscuo ai dipendenti. Viene confermato il calcolo forfetario basato sulle tabelle ACI (pari al 50% del costo chilometrico convenzionale su 15.000 km, ridotto al 10% per i veicoli full electric e al 20% per i veicoli ibridi plug-in). Tuttavia, si introducono due significative novità:
maggiorazione del 5% per optional e accessori: qualora sul veicolo siano installati accessori o allestimenti non espressamente valorizzati nelle tabelle ACI e non acquistati direttamente dal lavoratore, il valore del fringe benefit viene incrementato forfetariamente del 5%. Questa maggiorazione si applica a partire dal periodo d’imposta 2026, incluse le assegnazioni 2025 non coperte dalla clausola di salvaguardia;
penalizzazione per le auto datate (oltre i 5 anni di anzianità): la novità più impattante riguarda i veicoli che hanno superato i 5 anni dalla data di prima immatricolazione. Il decreto Omnibus stabilisce che, a partire dal 1° gennaio 2026, per questi mezzi scatterà una maggiorazione automatica del 50% sulla base imponibile del fringe benefit. Fino al compimento del quinto anno di anzianità del veicolo, invece, viene mantenuta l’applicazione del regime fiscale previgente (c.d. clausola di salvaguardia).
Segnaliamo che i comportamenti tenuti dai datori di lavoro fino al 31 dicembre 2025 in merito alla tassazione degli optional sono fatti salvi dall’art. 2, comma 4, e non si darà luogo al rimborso delle maggiori imposte eventualmente versate.
 
Cessione e compensazione crediti d’imposta: chiarita la tassazione al 26% per i professionisti
L’art. 3 del provvedimento interviene sulla disciplina fiscale dei proventi derivanti dalla cessione o compensazione di crediti d’imposta agevolativi (come quelli legati al superbonus e altri bonus edilizi) acquistati dagli esercenti arti e professioni.
La norma stabilisce che i differenziali positivi generati dalla cessione o dalla compensazione di crediti d’imposta terzi costituiscono a tutti gli effetti reddito di lavoro autonomo. Tali proventi sono soggetti a un’imposta sostitutiva con aliquota fissa al 26% (pari a quella prevista in materia di redditi finanziari), da versare direttamente a saldo tramite la dichiarazione dei redditi. La norma esclude da questa tassazione sostitutiva esclusivamente i crediti d’imposta ricevuti come corrispettivo diretto per prestazioni professionali (che concorrono integralmente a formare il reddito ordinario secondo il principio di cassa).
La disposizione si applica in via ordinaria ai crediti acquistati a decorrere dall’entrata in vigore del decreto (12 agosto 2026). Tuttavia, i professionisti possono optare per l’applicazione retroattiva del regime sostitutivo già a partire dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2024, presentando un’apposita dichiarazione integrativa (qualora abbiano già trasmesso il modello originario), senza diritto al rimborso delle maggiori imposte eventualmente già versate.
 
Corrispettivi telematici e pagamenti elettronici: soglia di tolleranza del 5% sulle sanzioni
L’art. 33 del decreto Omnibus introduce una fondamentale misura di semplificazione e buon senso a tutela dei commercianti e degli operatori economici soggetti all’obbligo di memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi giornalieri (ex art. 2 del D.Lgs. n. 127/2015).
Viene infatti stabilito che le sanzioni ordinariamente previste per omessa, errata o tardiva trasmissione dei corrispettivi non si applicano qualora vi sia una discrepanza non superiore al 5% tra il numero complessivo delle operazioni regolate con pagamento elettronico (registrate e memorizzate ai fini fiscali) e il numero dei pagamenti elettronici effettivamente accettati tramite POS o altri sistemi di pagamento tracciabili. Questa franchigia tutela le imprese da errori tecnici o disallineamenti minimi dovuti al funzionamento dei sistemi telematici, evitando l’applicazione della sanzione accessoria di sospensione della licenza o dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività.
La soglia di tolleranza si applica con effetto a partire dal periodo d’imposta 2026 ed è stata integrata sia nel D.Lgs. n. 471/1997 sia nel nuovo Testo Unico delle sanzioni tributarie (D.Lgs. n. 173/2024).
 
(MF/ms)



Istat indice agosto 2026

Comunichiamo che l’indice Istat di Agosto 2026, necessario per l’aggiornamento dei canoni di locazione è pari a + 3,4 % (variazione annuale) e a + 4,8 % (variazione biennale).
 
Entrambi gli indici considerati nella misura del 75% diventano rispettivamente + 2,550 % e + 3,60 %.
 
(MS/ms)